DICHIARAZIONE FRAUDOLENTA: LA RINUMERAZIONE DELLE FATTURE PUÒ COSTITUIRE REATO
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La reiterata rinumerazione delle fatture e il versamento degli incassi su conti riconducibili a soggetti estranei all’attività professionale possono integrare il reato di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici. È quanto chiarito dalla Cassazione penale con la sentenza n. 666/2026.
La pronuncia trae origine da una verifica fiscale nei confronti di un avvocato, nel corso della quale è stata accertata l’esistenza di numerose parcelle regolarmente pagate dai clienti ma non annotate in contabilità né dichiarate al Fisco. Secondo i giudici, la condotta non poteva essere ricondotta a una mera omissione di fatturazione o a una gestione contabile disordinata.
Dall’istruttoria è infatti emerso un sistema organizzato di artifici, caratterizzato da:
occultamento selettivo delle fatture effettivamente incassate;
rinumerazione fittizia delle fatture registrate, al fine di mascherare quelle omesse;
schermatura dei flussi finanziari, mediante incassi in contanti o l’utilizzo del conto corrente intestato alla moglie.
La Suprema Corte ha sottolineato che proprio l’apparenza ingannevole di regolarità contabile e fiscale, costruita attraverso tali meccanismi, integra gli estremi del reato più grave di dichiarazione fraudolenta, andando oltre la semplice violazione formale degli obblighi contabili.
FONTE: IL SOLE 24 ORE






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