AUTO ELETTRICHE, LA FRENATA COSTA 65 MILIARDI ALLE CASE AUTOMOBILISTICHE
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- Feb 15
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Quello che fino a poco tempo fa sembrava un futuro inevitabile – silenzioso, a zero emissioni e destinato a superare definitivamente il motore termico – oggi si scontra con la realtà dei conti. La corsa globale all’elettrico ha generato, negli ultimi mesi, svalutazioni e perdite per circa 65 miliardi di dollari. Un cambio di scenario che si è accentuato dopo il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca e la conseguente revisione delle politiche ambientali negli Stati Uniti.
Le case automobilistiche stanno rivedendo piani industriali e strategie di investimento, ridimensionando programmi che solo pochi anni fa venivano presentati come irreversibili.
Tra i casi più emblematici c’è Stellantis, che nell’ultimo mese ha contabilizzato 26 miliardi di dollari per abbandonare alcuni modelli full electric e rilanciare negli Stati Uniti il motore V8 Hemi, oltre a reintrodurre propulsori diesel su diversi modelli europei. La revisione strategica ha avuto un impatto diretto anche in Borsa, con una riduzione della capitalizzazione di circa 6 miliardi.
Anche Ford ha annunciato una svalutazione da 19,5 miliardi di dollari dopo la cancellazione del pick-up elettrico F-150.
Honda, che aveva dichiarato l’obiettivo di abbandonare benzina e diesel entro il 2040, ha stimato perdite annuali per 4,5 miliardi legate ai modelli elettrici, di cui 1,9 miliardi in svalutazioni.
Negli Stati Uniti, General Motors ha svalutato 7,6 miliardi nelle attività legate ai veicoli a batteria. Anche gruppi europei come Volkswagen, Volvo Cars e Polestar hanno ridimensionato i rispettivi programmi elettrici.
Secondo il Financial Times, oltre ai cambiamenti normativi negli Usa, pesa soprattutto la risposta tiepida dei consumatori. Molte case hanno cercato di replicare il successo iniziale di Tesla, ma senza riuscire a offrire modelli competitivi per prezzo e autonomia.
A questo si aggiunge un nodo strutturale: l’infrastruttura di ricarica resta insufficiente in molti mercati chiave, frenando la domanda e alimentando l’incertezza.
Il risultato è una transizione energetica più graduale e meno lineare rispetto alle previsioni iniziali. L’elettrico non scompare, ma perde lo status di traiettoria unica e obbligata. Le case automobilistiche tornano a diversificare, recuperando motori termici – anche potenti e tradizionali – per bilanciare i conti e rispondere a una domanda che si è rivelata più prudente del previsto.
FONTE: IL GIORNALE






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