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BOLLETTE, FAMIGLIE PENALIZZATE: IL DECRETO ENERGIA PROVA A RIEQUILIBRARE I COSTI

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  • Feb 19
  • 2 min read

Il bollettino diffuso ieri dalla Banca centrale europea ha fotografato una realtà che in Italia pesa da anni: le famiglie pagano l’elettricità circa il doppio delle imprese energivore, un divario tra i più ampi dell’area euro insieme a Germania e Spagna. Alla base vi sono oneri di sistema più elevati, scelte fiscali e una maggiore dipendenza dai combustibili fossili importati, fattori che hanno scaricato sui consumatori domestici una quota sproporzionata dei costi.

In questo contesto si inserisce il decreto Energia varato dal governo, che punta a riequilibrare il sistema e alleggerire le bollette intervenendo sulle componenti che incidono maggiormente sui prezzi finali. Il provvedimento combina misure immediate e interventi strutturali: dal rafforzamento del bonus sociale elettrico con un contributo straordinario di 115 euro per i nuclei più fragili, allo spostamento di alcune voci di costo fuori dal prezzo dell’energia, fino all’utilizzo del gettito derivante dall’aumento temporaneo dell’Irap per le imprese energetiche destinato a ridurre gli oneri per le Pmi.

Tra le misure previste figurano anche lo sblocco delle richieste di connessione per nuovi impianti rinnovabili, la rivendita del gas stoccato durante la crisi energetica e opzioni volontarie sugli incentivi fotovoltaici, pensate per liberare risorse senza interventi coercitivi. L’obiettivo dichiarato è ridurre strutturalmente il costo dell’energia, tema cruciale per la competitività del sistema produttivo.

Il mercato ha però reagito con prudenza. Il giorno successivo all’approvazione del decreto, a Piazza Affari le utility hanno chiuso in calo: Enel ha perso il 3,6%, A2A il 2,2%, mentre Hera e Italgas hanno ceduto circa l’1,4% e Terna l’1%. Il calo riflette soprattutto l’aumento temporaneo dell’Irap e le prospettive di prezzi elettrici più bassi, qualora Bruxelles autorizzasse lo scorporo dei costi Ets dal prezzo del gas.

Secondo Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, il mercato sta già incorporando nei prezzi l’aumento dell’Irap per i produttori di gas ed elettricità, un effetto collaterale prevedibile quando si interviene per redistribuire oneri lungo la filiera. La Commissione europea ha avviato l’analisi tecnica del testo, passaggio necessario per eventuali valutazioni sul meccanismo Ets.

Dal settore agricolo arrivano richieste di correttivi, in particolare sulle bioenergie, con il timore di possibili contraccolpi per il biogas. Un confronto che evidenzia quanto un intervento sui prezzi dell’energia incida su interessi differenti lungo tutta la catena economica.

Resta il dato di fondo: se le famiglie pagano molto più delle imprese, il problema non è solo economico ma anche sociale. Intervenire sul meccanismo di formazione del prezzo elettrico, oggi fortemente legato al costo del gas, e sterilizzare parte degli oneri connessi alle emissioni e al trasporto significa puntare a una riduzione sistemica del prezzo all’ingrosso, con effetti potenzialmente estesi su consumi, imprese e competitività del Paese.


FONTE: IL GIORNALE



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