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ENERGIA E MATERIE PRIME: L’UE TRA DIPENDENZA ESTERA E NUOVE FRAGILITÀ GEOPOLITICHE

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  • Feb 1
  • 1 min read

L’Unione europea dipende dall’estero per il 56,9% del proprio fabbisogno energetico, una vulnerabilità che la penalizza rispetto a Cina e Stati Uniti. L’Italia presenta una dipendenza ancora più elevata (74%), seppur in lieve calo, mentre la Francia (40,1%) beneficia del nucleare e la Germania resta sopra la media Ue (66,8%). È il quadro delineato dal Med & Italian Energy Report di Srm e Politecnico di Torino, che invita a leggere la transizione energetica in chiave geopolitica.

Il mix elettrico europeo sta cambiando rapidamente: dal 2000 il carbone è crollato, le rinnovabili sono salite al 47% e l’Italia si colloca sopra la media Ue con il 49% di elettricità da fonti pulite. Tuttavia, la transizione rischia di spostare la dipendenza dalle fonti fossili alle materie prime critiche, dominate dalla Cina nella domanda e nella raffinazione. La crescita delle rinnovabili ha infatti fatto esplodere i traffici globali di minerali strategici come nichel, rame, cobalto e bauxite.

A ciò si aggiungono i colli di bottiglia logistici: stretti come Hormuz, Malacca, Suez e Gibilterra sono sempre più cruciali per il sistema energetico globale. Per l’Italia, che mantiene un ruolo strategico nei traffici di materie prime e dispone di una delle principali flotte europee, la sfida è duplice: ridurre la dipendenza energetica e mettere in sicurezza le catene di approvvigionamento, evitando che la transizione verde generi nuove e più pericolose fragilità.


FONTE: LA STAMPA



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