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GIOVANI LAVORATORI A RISCHIO POVERTÀ: SALARI BASSI E DIVARI STRUTTURALI

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  • Feb 12
  • 2 min read

In Italia lavorare non basta più per uscire dalla povertà, soprattutto per i giovani. Nel 2024 il 10,3% degli occupati tra 18 e 64 anni è a rischio povertà, pari a circa 2,4 milioni di persone. La situazione è ancora più critica tra i 20-29enni: il 12% dei giovani lavoratori – circa 349mila individui – vive in condizioni di vulnerabilità economica.

I dati emergono dall’ultimo report “Pensioni, ipoteca sul futuro?” pubblicato da Censis e Confcooperative, che evidenzia anche un ritardo strutturale dell’Italia sul fronte salariale. Il nostro Paese è al 25° posto in Europa per incidenza dei salari sul Pil: appena il 28,9%, contro il 44,9% della Germania, il 38% della Francia e il 37,1% della Spagna. Un divario che dura da circa trent’anni e che si è consolidato in un equilibrio al ribasso.

All’interno della fascia giovanile pesano fortemente le disuguaglianze di genere. La retribuzione lorda media annua nel settore privato è pari a 24.486 euro, ma il gender pay gap raggiunge il 29,1%: gli uomini percepiscono in media 27.967 euro l’anno contro i 19.833 euro delle donne, con una differenza di circa 8mila euro.

Non meno rilevante il divario generazionale: a parità di qualifica, i lavoratori junior (20-34 anni) guadagnano il 39,8% in meno rispetto agli over 50, con uno scarto medio annuo di quasi 11.880 euro.

A questa fragilità reddituale si aggiunge un quadro demografico critico. Tra il 2025 e il 2050 la popolazione in età lavorativa (15-64 anni) è destinata a ridursi di 7,7 milioni di persone, pari a una contrazione del 20,5%. In un contesto già segnato da salari bassi e ampia vulnerabilità occupazionale, questa dinamica rischia di aggravare ulteriormente le tensioni sociali e di compromettere la sostenibilità futura del sistema economico e previdenziale.


FONTE: ITALIAOGGI



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