GUERRA E MERCATI: IMPATTO SU BORSE, LAVORO E CONSUMI GLOBALI
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La guerra in Medio Oriente sta producendo effetti economici più profondi rispetto alla crisi energetica del 2022, con ripercussioni immediate sui mercati finanziari e sull’economia reale. In Europa, l’indice STOXX Europe 600 ha perso il 6% dall’inizio del conflitto, bruciando oltre 1.100 miliardi di capitalizzazione.
Secondo le analisi di Bloomberg Intelligence, un’eventuale chiusura dello Stretto di Hormuz – snodo cruciale per il commercio energetico globale – potrebbe ridurre significativamente la crescita degli utili societari. Per il 2026 si stima un incremento dell’utile per azione intorno al 5%, ben lontano dal +25,5% registrato nel 2022.
Anche la remunerazione degli azionisti è destinata a ridursi, con un calo previsto del 16% nei programmi di buyback, soprattutto nei settori energia, sanità e finanza. Le banche, in particolare, potrebbero rallentare le operazioni per rafforzare il capitale in vista di possibili aumenti delle sofferenze creditizie.
Sul piano pratico, l’impatto si estende rapidamente alla vita quotidiana, spingendo governi di tutto il mondo ad adottare misure straordinarie per contenere i consumi energetici.
Lavoro e scuola: meno spostamenti, più remoto. molti Paesi si punta su smart working e riduzione delle attività in presenza per abbattere i consumi di carburante. Alcuni governi hanno introdotto settimane lavorative più corte, lavoro da remoto obbligatorio in determinati giorni o riduzioni dell’orario scolastico.
Energia e consumi: stretta su climatizzazione e usi non essenziali. Numerosi Stati hanno imposto limiti all’uso dell’aria condizionata negli edifici pubblici, fissando temperature minime tra 24 e 26 gradi e incentivando soluzioni alternative come ventilatori o spegnimenti programmati.
Trasporti: razionamenti e incentivi al pubblico. Le misure più incisive riguardano la mobilità: targhe alterne, limiti ai rifornimenti, incentivi al trasporto pubblico e, in alcuni casi, veri e propri sistemi di razionamento del carburante. Parallelamente, cresce il sostegno alla mobilità sostenibile e ai biocarburanti.
Prezzi e sussidi: strategie divergenti. I governi si dividono tra interventi diretti sui prezzi – come tetti o controlli – e riduzioni fiscali su accise e Iva. Molti Paesi europei, tra cui Italia, hanno scelto la leva fiscale, mentre altri hanno introdotto sussidi diretti a famiglie e imprese per attenuare l’impatto dei rincari.
Il quadro globale resta altamente instabile: la durata del conflitto e l’evoluzione delle rotte energetiche saranno determinanti per capire se queste misure resteranno temporanee o segneranno un cambiamento strutturale nelle politiche economiche e nei comportamenti di consumo.
FONTE: LA STAMPA






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