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GUERRA IN MEDIO ORIENTE, TRAFFICO AEREO IN CRISI E HUB DEL GOLFO IN DIFFICOLTÀ

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  • Mar 18
  • 2 min read

Il conflitto in Medio Oriente sta producendo effetti immediati su uno dei principali snodi del traffico aereo globale, interrompendo una fase di crescita continua per i vettori del Golfo. La chiusura dello spazio aereo e l’instabilità nella regione hanno determinato una drastica riduzione dell’operatività, con impatti significativi su turismo e viaggi d’affari.

Dall’inizio delle ostilità, il 28 febbraio, sono stati cancellati oltre 58mila voli da e per il Medio Oriente, coinvolgendo circa sei milioni di passeggeri. Gli hub di Dubai, Doha e Abu Dhabi — che complessivamente movimentano più di 140 milioni di passeggeri l’anno — risultano tra i più colpiti, con tassi di cancellazione che in alcuni casi superano il 90%. Anche l’Italia registra effetti rilevanti: le principali compagnie del Golfo hanno cancellato oltre il 74% dei voli programmati nello stesso periodo.

La crisi riguarda non solo l’offerta ma anche la domanda. I voli in arrivo da Europa e Stati Uniti registrano livelli di riempimento molto bassi, talvolta tra il 5% e il 10%, contro valori fisiologici superiori all’80%. Al contrario, i voli in uscita dagli hub mediorientali mostrano una domanda in crescita, legata alla necessità di lasciare l’area, creando forti squilibri nei flussi e aumentando i costi operativi per le compagnie.

Le cause principali del calo sono tre: le limitazioni alla sicurezza con chiusure e deviazioni dello spazio aereo, la riduzione della domanda internazionale dovuta al rischio percepito e l’interruzione del modello di hub che collega Europa, Asia e Oceania. Quest’ultimo rappresenta il cuore del sistema dei vettori del Golfo e la sua compromissione riduce drasticamente la competitività degli scali.

Le conseguenze si estendono anche oltre il trasporto aereo. Il turismo, sia leisure sia business, risulta fortemente rallentato, con effetti a catena su ospitalità, commercio e servizi. Anche il traffico cargo rischia rallentamenti, considerando il ruolo strategico degli hub mediorientali nella logistica globale.

Sul piano competitivo, la crisi apre spazi ad altri operatori. Compagnie europee e asiatiche stanno rimodulando l’offerta aumentando i collegamenti diretti verso Asia e Africa per intercettare la domanda che non può più transitare attraverso il Golfo. Il riposizionamento di vettori come Lufthansa, British Airways e Turkish Airlines indica un possibile riequilibrio temporaneo delle rotte intercontinentali.

Prima del conflitto, le prospettive del settore erano molto positive. Secondo le stime della IATA, le compagnie del Golfo avrebbero dovuto raggiungere nel 2026 i livelli più elevati di redditività globale, con margini intorno al 9,3% e un profitto medio per passeggero superiore ai 28 dollari. L’attuale crisi rimette in discussione queste previsioni, almeno nel breve periodo.


FONTE: IL GIORNALE



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