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INTELLIGENZA ARTIFICIALE E LAVORO: NON BASTA AUMENTARE LA PRODUTTIVITÀ, OCCORRE RIPENSARE RUOLI E ORGANIZZAZIONE AZIENDALE

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9 hours ago
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L’intelligenza artificiale sta trasformando profondamente il mondo del lavoro, modificando competenze, responsabilità e modelli organizzativi. Secondo una ricerca di SAP SuccessFactors, basata sull’analisi di oltre 500 fonti e sulle risposte di circa 3.300 tra dipendenti, dirigenti e responsabili delle risorse umane, la principale sfida per le imprese non consiste semplicemente nell’automatizzare le attività, ma nel ripensare il modo in cui viene organizzato e svolto il lavoro.

Lo studio evidenzia quella che viene definita la “trappola della produttività”: il tempo risparmiato grazie all’AI può essere utilizzato per aumentare la quantità di lavoro svolto oppure per creare maggiore valore attraverso innovazione, capacità decisionale, risoluzione dei problemi e miglioramento delle relazioni con i clienti.

Secondo il 72% dei dirigenti intervistati, la maggior parte delle organizzazioni che dichiara di trasformare il lavoro attraverso l’intelligenza artificiale si limita, in realtà, ad automatizzare più rapidamente le attività già esistenti, senza introdurre cambiamenti sostanziali nei processi aziendali.

Un ulteriore rischio è rappresentato dal cosiddetto “offload effect”, ossia la tendenza dei lavoratori ad affidarsi eccessivamente all’AI, accettandone le risposte senza adeguate verifiche e riducendo progressivamente la propria capacità di analisi critica. Per evitarlo, le imprese devono definire chiaramente quali attività delegare alla tecnologia e quali decisioni mantenere sotto la responsabilità umana, prevedendo controlli e verifiche dei risultati.

L’obiettivo dovrebbe essere invece il cosiddetto “amplification effect”, attraverso il quale l’intelligenza artificiale potenzia le competenze e il giudizio delle persone, anziché sostituirli, contribuendo a migliorare la qualità delle decisioni e delle prestazioni professionali.

La trasformazione interessa anche le competenze richieste ai lavoratori. I ruoli più generalisti possono ampliare del 21% la varietà delle attività e delle competenze utilizzate, ma questa evoluzione deve essere gestita attentamente per evitare che i dipendenti percepiscano una svalutazione della propria specializzazione professionale.

Le imprese sono quindi chiamate a ridefinire ruoli, responsabilità, sistemi di valutazione e percorsi di crescita professionale, valorizzando sia le competenze specialistiche sia quelle trasversali.


FONTE: IL SOLE 24 ORE



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