VINO ITALIANO: EXPORT USA PENALIZZATO DAI DAZI, RESISTONO I VINI DI PREGIO E CRESCE IL PROSECCO
Il settore vitivinicolo italiano attraversa una fase di difficoltà, caratterizzata dal rallentamento delle esportazioni, dall’aumento dei costi e da una maggiore prudenza dei consumatori. Le grandi aziende risultano particolarmente esposte, mentre alcune realtà di medie dimensioni mostrano una migliore capacità di adattamento.
Gli Stati Uniti rimangono il principale mercato estero per il vino italiano, rappresentando circa il 24% delle esportazioni complessive, per un valore di 2 miliardi di euro. Tuttavia, l’introduzione dei dazi del 15% ha penalizzato significativamente le vendite: tra aprile 2025 e marzo 2026 l’export verso gli USA è diminuito del 17% in valore, equivalente a oltre 340 milioni di euro, mentre i volumi sono scesi del 9%, raggiungendo i livelli più bassi degli ultimi dieci anni.
Dopo un'ulteriore contrazione del 13% nei primi mesi del 2026, il mercato ha mostrato segnali di recupero durante l’estate, con un rimbalzo delle esportazioni di quasi il 17% nel terzo trimestre.
Sul fronte dei prodotti, i vini di fascia alta, come Brunello di Montalcino, Barolo e Chianti, continuano a mostrare una maggiore capacità di tenuta rispetto ai vini di fascia media, maggiormente penalizzati dall’inflazione e dall’aumento dei prezzi. Il Prosecco e gli altri spumanti rappresentano invece uno dei pochi segmenti ancora in crescita, seppure moderata.
Permangono tuttavia criticità lungo la filiera produttiva, con una forte diminuzione dei prezzi delle uve, che rischia di comprimere la redditività dei produttori agricoli.
Nonostante le difficoltà, le imprese italiane continuano a investire nella presenza commerciale negli Stati Uniti. La terza edizione di Vinitaly USA, organizzata a New York, ha coinvolto 300 aziende e circa 3.000 partecipanti, favorendo incontri con importatori, distributori e operatori turistici.
FONTE: LA STAMPA






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