LAUREATE PIÙ BRAVE, MA MENO PAGATE: IL PARADOSSO DEL GENERE NEL MERCATO DEL LAVORO
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- Feb 19
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Le donne sono oggi la maggioranza dei laureati in Italia, ottengono voti più alti e completano gli studi più rapidamente degli uomini. Eppure, una volta entrate nel mercato del lavoro, continuano a registrare tassi di occupazione inferiori e stipendi più bassi. È il quadro che emerge dal Rapporto di Genere 2026 di AlmaLaurea, che fotografa una frattura persistente tra performance accademiche e risultati professionali.
Nel 2024 le donne rappresentano quasi il 60% dei laureati, con punte del 69,4% nei corsi magistrali a ciclo unico. Concludono più spesso gli studi nei tempi previsti (60,9% contro 55,4% degli uomini) e con una votazione media più elevata (104,5 su 110 contro 102,6). Inoltre, provengono più frequentemente da percorsi liceali e, in misura maggiore rispetto agli uomini, da famiglie senza precedenti universitari, segno di una mobilità sociale ascendente più marcata.
Persistono però forti squilibri nelle discipline STEM, dove la presenza femminile si ferma al 41,1% e scende ulteriormente tra i dottorati di ricerca. Le scelte formative restano influenzate dal contesto familiare e le disuguaglianze si consolidano lungo l’intero percorso educativo, nonostante durante gli studi le donne investano maggiormente in tirocini e attività professionalizzanti.
Il divario si amplia con l’ingresso nel lavoro. A un anno dalla laurea il tasso di occupazione maschile supera quello femminile di oltre cinque punti percentuali tra i laureati magistrali; a cinque anni il gap si riduce ma non scompare. La maternità continua a incidere in modo significativo sulla partecipazione femminile al mercato del lavoro.
Anche la qualità dell’occupazione è diversa: gli uomini accedono più spesso a contratti stabili e al lavoro autonomo, mentre le donne risultano più presenti nei contratti a termine e nel settore pubblico. Il differenziale retributivo medio, a cinque anni dal titolo, si attesta intorno al 15%: tra i laureati magistrali le donne percepiscono in media 1.722 euro netti mensili contro 2.012 degli uomini. Il divario persiste anche nelle STEM e tra chi lavora all’estero.
Negli ultimi anni cresce tra le laureate l’attenzione a carriera, autonomia e prestigio professionale, così come aumentano le aspettative salariali. Tuttavia, le richieste restano inferiori a quelle maschili e le retribuzioni effettive continuano a confermare una distanza strutturale.
Sul piano territoriale, il Mezzogiorno continua a perdere capitale umano qualificato: molti giovani, soprattutto donne provenienti da contesti familiari più istruiti, si spostano verso il Nord per studiare e lavorare e raramente rientrano, alimentando un divario che non è solo di genere ma anche geografico.
FONTE: ITALIAOGGI






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