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MUTUI PIÙ CARI NONOSTANTE I TAGLI BCE: PERCHÉ I TASSI BASSI NON TORNANO

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  • 2 days ago
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Nonostante la Bce abbia tagliato i tassi di 100 punti base dalla fine del 2024, con inflazione sotto controllo e spread Btp-Bund ai minimi, le condizioni dei mutui restano poco favorevoli. Il tasso fisso si avvicina di nuovo al 4% e il variabile rimane solo leggermente più basso: l’era dei mutui all’1% è ormai archiviata e un ritorno nel breve periodo appare improbabile.

A pesare sono diversi fattori strutturali. In primo luogo, i prezzi delle case, cresciuti molto dopo la pandemia e rimasti elevati soprattutto nelle grandi città. In secondo luogo, i redditi, che pur avendo recuperato potere d’acquisto grazie a misure fiscali, sono aumentati meno del valore degli immobili. Terzo elemento decisivo sono le tensioni geopolitiche, che spingono gli Stati a maggiori spese pubbliche e debito, con effetti al rialzo sui rendimenti dei titoli e quindi sui tassi di lungo periodo.

I mutui risentono infatti soprattutto delle aspettative di mercato sul lungo termine (10-20 anni) e non dei tagli sui tassi di breve periodo decisi dalla Bce. Lo dimostra l’andamento dell’Eurirs a 20 anni, tornato a salire verso il 3% nel 2025 con proiezioni fino al 4%, e il rallentamento della crescita della domanda di mutui nella seconda parte dell’anno.

In questo contesto, anche le banche hanno frenato la riduzione dei tassi applicati alla clientela, anticipando un quadro di maggiore prudenza. Per un vero miglioramento delle condizioni, la variabile chiave resta una sola: l’allentamento delle tensioni geopolitiche, senza il quale il costo del credito difficilmente tornerà ai livelli del passato.


FONTE: IL GIORNALE



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