SPESE DI RAPPRESENTANZA E SPESE DI PUBBLICITÀ: PROFILI DEFINITORI E DIFFERENZE
- Dott. Caglieri Simone

- Feb 4
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Sono qualificate come spese di rappresentanza quelle che rispettano i seguenti requisiti:
Sono a titolo gratuito. Ciò vuol dire che a fronte della spesa sostenuta dall’impresa, non viene chiesto alcun corrispettivo in cambio;
Effettuate con finalità promozionali o di pubbliche relazioni, cioè tese a promuovere o consolidare gli affari dell’impresa;
Devono essere inerenti all’attività d’impresa;
Il sostenimento della spesa risponde a criteri di ragionevolezza, in funzione dell’obiettivo di generare benefici economici per l’impresa o è coerente con pratiche commerciali di settore. Ciò vuol dire che la spesa di rappresentanza deve essere commisurata all’obiettivo economico che l’azienda vuole perseguire.
Sono esempi di spese di rappresentanza (art. 1 co. 1 del D.M. 19/11/2008):
- Viaggi per attività promozionali;
- Feste, ricevimenti e altri eventi di intrattenimento;
- Omaggi ai clienti a fini promozionali o per consolidare il rapporto fiduciario;
- Spese sostenute per instaurare o mantenere rapporti con i rappresentanti delle Amministrazioni statali, degli enti locali, con associazioni di categoria, sindacati, ecc.
La normativa della deduzione dei costi di rappresentanza è molto diversa da quella delle spese pubblicitarie, poiché queste ultime sono interamente deducibili e senza limiti (sempre, però, nel rispetto del principio di inerenza e competenza). Vediamo la differenza tra spese di rappresentanza e pubblicità.
Come specificato dall’Agenzia delle Entrate con la Risoluzione n. 148 del 17/09/1998, con la pubblicità “si porta a conoscenza della generalità dei consumatori l’offerta del prodotto stimolando la formazione o l’intensificazione della domanda” mentre con le spese di rappresentanza “viene offerta al pubblico un’immagine positiva dell’impresa e della sua attività in termini di organizzazione e di efficienza”. Le medesime conclusioni sono state poi confermate, recentemente, dalla stessa Cassazione. Infatti, secondo la Cass. 34166/2019 e la Cass. 14049/2023, in materia di redditi d’impresa, il criterio distintivo tra spese di rappresentanza e spese di pubblicità deve essere individuato negli obiettivi, anche di natura strategica, perseguiti mediante il sostenimento delle stesse. In particolare, le spese di rappresentanza sono finalizzate alla crescita dell’immagine e del prestigio dell’impresa, nonché al rafforzamento delle sue prospettive di sviluppo senza però dar luogo ad un’aspettativa di incremento delle vendite, se non in via mediata e indiretta attraverso il conseguente aumento della sua notorietà e immagine, mentre le spese di pubblicità sono caratterizzate da una diretta finalità promozionale e di incremento commerciale, riferita alla produzione realizzata in un determinato contesto.
Al contrario, non sono spese di rappresentanza quelle relative a:
1) Spese di viaggio, vitto e alloggio sostenute per ospitare clienti, anche potenziali, in occasione di mostre, fiere, esposizioni ed eventi simili in cui sono esposti beni/servizi prodotti/prestati dall’azienda o in occasione di visite a sedi, stabilimenti o unità produttive della stessa (art. 1 co. 5 DM 19/11/2008);
2) Le spese di viaggio, vitto e alloggio sostenute per ospitare clienti, anche potenziali, sostenute nell’ambito di iniziative finalizzate alla promozione di specifiche manifestazioni espositive ed eventi simili da parte di imprese la cui attività caratteristica consiste nell’organizzazione di manifestazioni fieristiche o eventi simili (art. 1 co. 5 DM 19/11/2008);
3) Spese di viaggio, vitto e alloggio sostenute direttamente dall’imprenditore individuale in occasione di trasferte effettuate per la partecipazione a mostre, fiere, ed eventi simili in cui sono esposti beni e servizi prodotti dall’impresa o attinenti all’attività caratteristica della stessa.
Dott. Caglieri Simone






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