UE INTRODUCE LA “PREFERENZA EUROPEA” NEGLI APPALTI PUBBLICI
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- Mar 4
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Dopo mesi di negoziati, la Commissione europea ha presentato una proposta legislativa che introduce il principio di “preferenza europea” negli appalti pubblici e negli incentivi statali. Le nuove regole limiteranno l’accesso ai fondi pubblici ai prodotti realizzati con una quota minima di componenti Made in EU. Tuttavia, rispetto alle ipotesi iniziali, la lista dei settori coinvolti è stata ridotta e sono state ampliate le eccezioni per i Paesi partner con cui esistono accordi economici.
Secondo il vicepresidente della Commissione, Stéphane Séjourné, la misura rappresenta «un cambiamento di dottrina» nella politica industriale europea. L’obiettivo dell’“acceleratore industriale” è rafforzare la produzione manifatturiera dell’Unione, portandola al 20% del Pil dopo il calo al 14% registrato negli ultimi anni.
Le nuove norme riguarderanno alcune industrie strategiche, tra cui alluminio, acciaio e cemento, oltre al settore automobilistico e alle tecnologie pulite come eolico, fotovoltaico, batterie, pompe di calore e nucleare. Al contrario, restano esclusi ambiti come digitale, intelligenza artificiale, semiconduttori, biotecnologie e robotica.
I requisiti varieranno a seconda dei settori. Per esempio, nelle costruzioni almeno il 25% dell’alluminio utilizzato nei prodotti dovrà essere di origine europea e a basse emissioni, mentre per il cemento la quota minima sarà del 5%. Per i veicoli elettrici sarà invece necessario l’assemblaggio nell’Unione, con almeno il 70% delle componenti prodotte in Europa (escluse le batterie) e almeno cinque componenti delle batterie di origine europea.
La proposta prevede però numerose eccezioni. Alcuni “partner di fiducia” potranno essere inclusi nei criteri di accesso agli appalti e agli incentivi, trasformando di fatto il principio da “Made in EU” a “Made with EU”. Si tratta di circa 40 Paesi per gli appalti pubblici, numero che potrebbe salire a 80 per l’accesso ai sussidi.
Per semplificare l’applicazione delle norme, la Commissione ha previsto che i controlli avvengano a posteriori tramite autocertificazione delle imprese. Inoltre saranno creati sportelli digitali unificati per assistere aziende e amministrazioni pubbliche nella gestione delle procedure.
Il piano introduce infine nuovi limiti agli investimenti esteri, in particolare per le imprese con forte presenza globale nei settori delle batterie, dei veicoli elettrici, dei pannelli solari e delle materie prime. Le regole si applicheranno agli investimenti superiori a 100 milioni di euro e alle aziende con oltre il 40% di quota di mercato mondiale. Per operare nell’Unione dovranno rispettare condizioni specifiche, tra cui l’impiego di lavoratori europei, il trasferimento di licenze di proprietà intellettuale o il reinvestimento in ricerca e sviluppo sul territorio europeo.
FONTE: LA STAMPA






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