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UE PUNTA SULLE PENSIONI INTEGRATIVE PER FRONTEGGIARE LA SFIDA DEMOGRAFICA

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  • Feb 17
  • 2 min read

L’Unione europea accelera sulla previdenza complementare per rendere le pensioni integrative più accessibili e attrattive, alla luce dei cambiamenti demografici e delle trasformazioni del mercato del lavoro che stanno mettendo sotto pressione i sistemi pubblici. L’obiettivo è rafforzare il secondo pilastro previdenziale, considerato sempre più necessario per garantire standard di vita adeguati in età anziana, soprattutto per le categorie più vulnerabili e per le donne, su cui pesa un divario pensionistico di genere che nell’Ue si attesta al 24,5%.

Durante l’Ecofin del 17 febbraio i ministri dell’Economia hanno espresso un sostegno generale alle proposte della Commissione europea per migliorare il quadro delle pensioni complementari, nell’ambito della strategia per l’Unione del risparmio e degli investimenti. L’iniziativa punta a offrire maggiori opportunità di accumulo per le famiglie attraverso i mercati dei capitali, sostenendo al contempo crescita e competitività.

Il pacchetto si fonda su una raccomandazione articolata in tre direttrici principali: l’iscrizione automatica dei lavoratori ai regimi complementari, con possibilità di rinuncia; il potenziamento dei sistemi di tracciamento delle pensioni, in modo da offrire ai cittadini una visione chiara dei diritti maturati anche in caso di mobilità transfrontaliera; la creazione di dashboard nazionali per fornire ai decisori politici una fotografia aggiornata di copertura, sostenibilità e adeguatezza dei sistemi multipilastro, con l’obiettivo finale di integrare queste informazioni in un cruscotto a livello Ue.

Accanto alle raccomandazioni, la Commissione ha chiarito anche i requisiti di gestione degli investimenti dei fondi pensione, ribadendo il principio della “persona prudente” e sottolineando la necessità di non scoraggiare l’esposizione azionaria quando coerente con il profilo di rischio dell’aderente. Una gestione eccessivamente conservativa, soprattutto per i lavoratori più giovani, rischierebbe infatti di comprimere i rendimenti nel lungo periodo e di limitare le risorse future disponibili per la pensione.


FONTE: ITALIAOGGI



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