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USA TRA CRESCITA IN FRENATA, INFLAZIONE E CAOS DAZI

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  • Feb 25
  • 2 min read

L’economia americana mostra segnali di rallentamento: l’indice manifatturiero peggiora, la crescita 2025 si ferma al 2,2% (dal 2,8% del 2024), l’inflazione rialza la testa e il mercato del lavoro crea meno occupazione. L’indice Pce, parametro chiave per la Federal Reserve, è salito al 2,9% a dicembre, oltre le attese.

A pesare è anche l’effetto dei dazi. Dopo la sentenza del 20 febbraio della Corte Suprema degli Stati Uniti, che ha annullato parte delle tariffe imposte dall’amministrazione Trump, le imprese americane hanno chiesto rimborsi per circa 175 miliardi di dollari. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha però avvertito che la battaglia legale durerà mesi, se non anni, e che difficilmente gli americani vedranno rimborsi.

Sul piano politico, Donald Trump ha sostenuto che i dazi, a suo dire pagati dalle imprese straniere, potrebbero sostituire l’Irpef per i cittadini americani. Una tesi smentita dalla stessa Federal Reserve, secondo cui nel 2025 quasi il 90% dell’onere dei dazi è ricaduto su consumatori e aziende statunitensi.

Nel frattempo, il 20 febbraio Trump ha introdotto dazi sostitutivi del 10% per 150 giorni, riaccendendo l’incertezza internazionale. L’Unione europea, per voce del portavoce al Commercio Olof Gill, ha chiesto chiarimenti su alcuni prodotti che rischiano di superare il tetto del 15% concordato a luglio, pur riconoscendo che la maggior parte delle esportazioni resta entro tale limite.

Sul fronte operativo, gli importatori che hanno pagato i dazi IEEPA si trovano in un quadro giuridico incerto: non è chiaro se la U.S. Customs and Border Protection procederà a rimborsi amministrativi o se sarà necessario ricorrere alla United States Court of International Trade. Le imprese sono invitate a conservare tutta la documentazione relativa ai dazi versati e a valutare sia azioni amministrative sia ricorsi giudiziari.

Per le aziende europee che hanno condiviso i costi dei dazi con clienti statunitensi, restano possibili rimedi contrattuali. Ma il clima resta dominato dall’incertezza: tra contenziosi, nuove tariffe e tensioni commerciali, il rischio è che a pagare il conto siano ancora una volta imprese e consumatori.


FONTE: ITALIAOGGI



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