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CARO BOLLETTE E INFLAZIONE: IL 6% DEGLI ALBERGATORI TEME DI DOVER CHIUDERE NEL 2023

Dopo la scorsa stagione estiva e sulla base dei buoni segnali sulle prenotazioni nell’ultimo trimestre, il settore alberghiero sembra in netta ripresa anche se incombe l'incubo inflazionistico e, soprattutto, dello shock energetico. Sono proprio questi due i timori principali degli operatori turistici per i prossimi mesi registrati nell’ultimo Osservatorio sul Turismo Nomisma-Unicredit: la difficoltà di fare fronte all’aumento esorbitante dei costi energetici e la riduzione della capacità di spesa degli italiani, a causa dell’inflazione.

«Il 67% del nostro campione denuncia criticità operative nello svolgimento delle proprie attività, a causa non solo degli aumenti del prezzo dell’energia, ma anche della difficoltà nel reperire le materie prime e dei ritardi nelle consegne», spiega Valentina Quaglietti, project manager di Nomisma. Il 6% degli operatori prevede addirittura di non riuscire a proseguire la propria attività nel corso del 2023, mentre un 12% non è in grado di valutare ora se ci riuscirà o meno.

Nonostante ciò, gli operatori della filiera turistica italiana si stanno preparando con rapidità al nuovo scenario, adottando nuove strategie. Ad esempio, il 43% degli intervistati sta pianificando investimenti per migliorare l’efficientamento energetico delle strutture, il 39% intende dotarsi di impianti per la produzione in proprio di energia da fonti rinnovabili, il 75% ha già attuato un aumento dei prezzi delle camere, il 34% ha deciso di ridurre i mesi di apertura delle strutture. In estrema sintesi, il settore è chiamato a rinnovarsi e reinventarsi per affrontare una nuova crisi


FONTE: IL SOLE 24 ORE



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