CREDITO BANCARIO: NUOVA STRETTA NELL’EUROZONA, IN CALO PRESTITI ALLE IMPRESE E MUTUI
Nel terzo trimestre 2026, le banche dell’Eurozona hanno ulteriormente irrigidito i criteri di concessione del credito, determinando una contrazione della domanda di finanziamenti da parte di imprese e famiglie. Secondo l’indagine della Banca Centrale Europea, le principali cause sono rappresentate dagli elevati tassi di interesse, dall’incertezza geopolitica ed energetica e dalla crescente percezione del rischio.
Per le imprese, l’inasprimento netto dei criteri di concessione ha raggiunto il 9%, superando le aspettative. Parallelamente, la domanda di finanziamenti aziendali è diminuita del 6%, con una contrazione particolarmente significativa per i prestiti a lungo termine (-9%), destinati prevalentemente agli investimenti. Le PMI risultano maggiormente penalizzate rispetto alle grandi imprese, anche per l’aumento delle richieste di finanziamento respinte.
Emergono tuttavia differenze tra i Paesi: Francia e Germania hanno registrato un irrigidimento delle condizioni creditizie, mentre in Italia si è osservato un allentamento dei criteri per i finanziamenti alle imprese e in Spagna una sostanziale stabilità.
Particolarmente critica è la situazione dei mutui immobiliari, la cui domanda è diminuita del 27%, il calo più significativo dal terzo trimestre 2023. Per l’ultimo trimestre dell’anno le banche prevedono un’ulteriore contrazione del 36%, con una situazione particolarmente difficile in Francia. I criteri di concessione dei mutui sono invece rimasti complessivamente invariati.
Anche il credito al consumo mostra segnali di debolezza: la domanda è diminuita del 2%, mentre l’inasprimento netto dei criteri di concessione ha raggiunto il 14%, riflettendo le maggiori preoccupazioni delle banche sulla capacità di rimborso delle famiglie.
A complicare il quadro contribuiscono le crescenti difficoltà di raccolta bancaria e la riduzione delle attività di politica monetaria della BCE, che stanno esercitando ulteriori pressioni sulle condizioni di finanziamento degli istituti di credito.
Nel complesso, la stretta creditizia rischia di frenare gli investimenti produttivi, il mercato immobiliare e i consumi, con conseguenze negative sulle prospettive di crescita economica europea. Per le imprese, soprattutto di minori dimensioni, diventano sempre più importanti la solidità finanziaria, la capacità di generare liquidità e un’adeguata pianificazione degli investimenti.
FONTE: LA STAMPA






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