BREVETTI E INNOVAZIONE: L’EUROPA CRESCE NELLA RICERCA, MA FATICA A TRASFORMARE LE INVENZIONI IN IMPRESE
Le università e gli enti di ricerca europei stanno aumentando significativamente la propria attività brevettuale, avvicinandosi ai livelli degli Stati Uniti. Secondo uno studio dell’Ufficio Europeo dei Brevetti (EPO), i brevetti depositati dalle università rappresentano ormai circa il 9% del totale europeo, mentre le domande provenienti da università, enti pubblici e ospedali di ricerca sono più che raddoppiate, passando da 3.200 nel 2006 a quasi 8.000 nel 2025.
Permane tuttavia una criticità: il 40,7% dei brevetti universitari europei decade entro dieci anni dal deposito, contro il 26,3% degli Stati Uniti. Questo dato evidenzia le difficoltà nel trasformare i risultati della ricerca scientifica in applicazioni industriali e valore economico duraturo.
Particolarmente rilevante è il contributo della ricerca pubblica nei settori tecnologici avanzati: nel 2025 ha generato il 34% delle domande europee di brevetto nelle biotecnologie, il 29% nelle tecnologie quantistiche e il 26% nel settore farmaceutico.
Anche l’Italia mostra segnali positivi, con una crescente attività brevettuale guidata dal CNR (34 domande nel 2025), seguito dal Politecnico di Milano (29), dall’Istituto Italiano di Tecnologia (21), dal Politecnico di Torino (20) e dall’Università degli Studi di Milano (17).
Sul fronte imprenditoriale, l’Italia si colloca al sesto posto in Europa con 289 spin-off accademici titolari di domande di brevetto EPO. Tuttavia, l’89,6% si trova ancora nelle fasi iniziali di sviluppo, soltanto 19 imprese hanno raggiunto la fase di espansione commerciale e nessuna ha conseguito dimensioni tali da superare una valutazione di 500 milioni di dollari.
Un ulteriore limite è rappresentato dalle dimensioni degli uffici di trasferimento tecnologico, che nel 90,5% dei casi sono strutture piccole o medie, spesso con risorse insufficienti per accompagnare efficacemente le innovazioni verso il mercato.
FONTE: IL SOLE 24 ORE






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