DEBITO GLOBALE AL RECORD STORICO: L’ALLARME DEL FMI SULLA SOSTENIBILITÀ ECONOMICA MONDIALE
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- Oct 15, 2025
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Il debito pubblico globale continua a crescere a ritmi allarmanti. Secondo l’ultimo Fiscal Monitor del Fondo Monetario Internazionale (FMI), entro il 2029 il debito complessivo supererà il 100% del Pil mondiale, raggiungendo livelli mai visti dalla fine della Seconda guerra mondiale. Il fenomeno non riguarda solo la dimensione del debito, ma anche la sua natura strutturale: mentre in passato la crescita era mitigata da tassi d’interesse in calo, oggi i governi devono affrontare tassi elevati, costi crescenti e un contesto economico globale incerto.
Il rapporto del FMI avverte che la principale causa dell’aumento è la persistente divergenza tra spese pubbliche e entrate fiscali, con deficit strutturali e debiti già troppo alti. A ciò si aggiungono nuovi oneri legati alla difesa, ai cambiamenti climatici, all’invecchiamento della popolazione e alle sfide tecnologiche, in un momento in cui risulta politicamente complesso aumentare le tasse o ridurre la spesa.
Tra le grandi economie più indebitate figurano Canada, Cina, Francia, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti, tutte con debiti prossimi o superiori al 100% del Pil. Questi Paesi dispongono di mercati finanziari solidi, ma la loro situazione resta fragile. Parallelamente, molte economie emergenti e a basso reddito, pur mantenendo debiti sotto il 60% del Pil, affrontano forti difficoltà di accesso ai finanziamenti e rischi di insolvenza: ben 55 nazioni risultano in condizioni di stress o alto rischio.
Il FMI evidenzia come la dinamica del debito sia profondamente cambiata rispetto al periodo pre-Covid, quando i tassi bassi attenuavano l’impatto sui bilanci pubblici. Oggi, invece, i costi del servizio del debito comprimono le risorse statali, mentre l’aumento dei tassi e l’instabilità dei mercati minacciano la stabilità finanziaria globale, come sottolineato anche dal Global Financial Stability Report.
Per affrontare la crisi, il Fondo propone una strategia di riallocazione della spesa, più che un suo aumento complessivo. Occorre destinare maggiori risorse a investimenti produttivi – come infrastrutture, istruzione e ricerca – capaci di sostenere la crescita di lungo periodo. Secondo le simulazioni del FMI, spostare anche solo l’1% del Pil dalla spesa corrente agli investimenti in capitale umano potrebbe far crescere il Pil di oltre il 3% entro il 2050 nelle economie avanzate, e quasi del doppio nei Paesi emergenti.
Il messaggio del Fondo è chiaro: senza un cambio di rotta nella gestione dei conti pubblici, il mondo rischia di entrare in una nuova era di instabilità fiscale e finanziaria.
FONTE: LA STAMPA






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