EUROPA, ELETTRICITA' CARA E CONSUMI IN CALO
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- Feb 17
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L’elettrificazione è il pilastro della strategia climatica dell’Unione europea, ma la domanda di elettricità non cresce come previsto. Anzi, nell’ultimo decennio è rimasta stagnante, frenata da prezzi che non sono mai tornati ai livelli pre-crisi dopo il biennio 2021-2022.
Il European Central Bank (Bce), in un’analisi condotta dagli economisti Daniela Arlia e John Hutchinson, evidenzia come tra il 2015 e il 2023 i consumi elettrici nell’area euro siano diminuiti del 6,3%, in netto contrasto con gli obiettivi fissati dal European Commission nel Clean Industrial Deal lanciato nel febbraio 2025. Il piano punta infatti a portare la quota dell’elettricità nei consumi finali lordi dal 23% al 32% entro il 2030.
Secondo l’Eurotower, «assicurare energia accessibile, sicura e sostenibile è centrale per la strategia di decarbonizzazione dell’Ue e la sua resilienza economica a lungo termine». Ma il divario tra ambizioni politiche e costi industriali resta profondo.
Lo studio della Bce mette in luce le debolezze strutturali del mercato elettrico europeo. Da un lato, la necessità di accelerare la transizione verso le rinnovabili; dall’altro, un sistema in cui l’elettricità continua a essere una risorsa costosa e disomogenea tra Stati membri.
I costi energetici e di fornitura rappresentano:
il 50% della bolletta finale per le famiglie;
il 63% per le industrie energivore.
In questa voce rientrano i costi dei combustibili e le quote del sistema di scambio delle emissioni (Ets), che espongono il sistema alle oscillazioni dei mercati globali delle materie prime.
Il risultato è un mercato dove i prezzi elevati comprimono il potere d’acquisto delle famiglie e, al tempo stesso, minano la competitività internazionale delle imprese.
L’analisi della Bce evidenzia forti differenze nella struttura dei prezzi tra consumatori domestici e imprese.
In Paesi come Italia, Germania e Spagna, il prezzo dell’elettricità per le famiglie supera anche del 100% quello riservato alle industrie energivore. In Francia il divario è del 64%, nei Paesi Bassi del 20%.
Le ragioni sono molteplici:
le grandi industrie sono spesso collegate direttamente alle reti ad alta tensione, con oneri di sistema ridotti (12% della bolletta contro il 27% per le famiglie);
l’Iva e le imposte nazionali incidono mediamente per il 24% sul prezzo finale, contribuendo alla frammentazione del mercato unico.
Anche il mix energetico pesa: i Paesi ancora dipendenti dai combustibili fossili per la generazione marginale affrontano prezzi più elevati rispetto a chi dispone di un sistema fondato su nucleare o rinnovabili.
Il settore industriale è quello che ha subito l’impatto più duraturo. Tra il 2019 e il 2024:
i prezzi dell’elettricità per le imprese energivore sono aumentati del 53%;
per le famiglie l’incremento è stato del 33%.
Nonostante un calo dei consumi industriali del 14,5% tra il 2019 e il 2023, la spesa complessiva per l’energia è continuata a crescere, trainata dall’effetto prezzo. Un fenomeno che alimenta il rischio di deindustrializzazione latente, con settori come chimica, carta, raffinazione, plastica e metallurgia tra i più esposti.
FONTE: LA STAMPA






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