TORINO: CARO AFFITTI E SALARI BASSI AUMENTANO IL RISCHIO DI DISAGIO SOCIALE
L’emergenza abitativa di Torino non riguarda più soltanto i quartieri centrali e tradizionalmente costosi. Secondo lo studio “Sostenibilità abitativa e rischio di collasso sociale”, realizzato da Igor Piotto per la CGIL di Torino, il problema emerge soprattutto confrontando il reddito dei residenti con il costo degli affitti. L’aumento dei canoni, favorito anche dalla diffusione degli affitti brevi e dalla domanda degli studenti, pesa infatti molto di più sulle famiglie e sui lavoratori con redditi medio-bassi.
Nei quartieri considerati più sostenibili, come Santa Rita, Lingotto, Crocetta, Parella e Cit Turin, l’affitto assorbe circa il 30-34% dello stipendio. In altre zone, tra cui Mirafiori, San Paolo, Cenisia e San Donato, si sale al 39-46%, con una progressiva erosione della capacità di spesa del ceto medio.
La situazione diventa particolarmente critica in quartieri come Nizza Millefonti, San Salvario, Aurora, Barriera di Milano, Falchera, Vallette e Vanchiglia, dove il costo dell’abitazione può assorbire dal 51% al 65% del reddito. Giovani precari e famiglie monoreddito sono i soggetti maggiormente esposti, con conseguenze anche sulla capacità di risparmio e sul pagamento regolare degli affitti. Nel 2025 il Tribunale di Torino ha registrato 1.297 procedimenti di sfratto, nell’81% dei casi per morosità.
Il fenomeno appare ancora più significativo considerando che Torino conta circa 69.000 abitazioni vuote o inutilizzate, pari al 13,6% del patrimonio residenziale della città.
L’aumento dei canoni ha inoltre creato un singolare squilibrio tra affitto e acquisto: per un bilocale di circa 60 metri quadrati viene indicato un canone medio di 786 euro mensili, contro una rata di mutuo stimata in circa 557 euro, ipotizzando un anticipo del 20%.
FONTE: LA STAMPA






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