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GUERRA IN IRAN, STOP AL GNL DEL QATAR: RISCHI PER EUROPA E ITALIA

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  • 4 days ago
  • 2 min read

La guerra in Iran colpisce duramente il mercato globale dell’energia: è stato bloccato circa il 17% della capacità di esportazione di gas naturale liquefatto (Gnl) del Qatar, con un impatto stimato in oltre 20 miliardi di dollari di fatturato annuo e pesanti ripercussioni sulle forniture verso Europa e Asia.

A causa dei danni agli impianti di liquefazione, il colosso energetico QatarEnergy ha annunciato il ricorso alla forza maggiore sui contratti di lungo periodo, rendendo impossibile il rispetto delle forniture verso diversi Paesi, tra cui Italia, Belgio, Corea del Sud e Cina. Lo ha confermato l’amministratore delegato e ministro dell’Energia del Qatar, Saad al-Kaabi, spiegando che la sospensione potrebbe durare a tempo indeterminato.

Gli attacchi hanno colpito in particolare il sito di Ras Laffan, uno dei più grandi impianti di Gnl al mondo, danneggiando due dei quattordici “treni” di liquefazione e uno dei due impianti di conversione. Le conseguenze sono rilevanti: 12,8 milioni di tonnellate annue di Gnl fuori uso per un periodo stimato tra i tre e i cinque anni.

Per l’Italia l’impatto è significativo: il Qatar rappresenta uno dei principali fornitori di Gnl e copre circa il 45% degli stoccaggi importati. Le interruzioni colpiscono direttamente operatori energetici coinvolti nelle forniture, con effetti a catena sull’approvvigionamento.

I danni coinvolgono anche grandi partner industriali come ExxonMobil e Shell, presenti negli impianti colpiti. Oltre al Gnl, la crisi si estende ad altri prodotti energetici: le esportazioni di gas condensato caleranno del 24%, quelle di Gpl del 13%, dell’elio del 14% e di nafta e zolfo del 6%.

Il costo degli impianti danneggiati è stimato in circa 26 miliardi di dollari, mentre la ripresa della produzione resta legata a un’unica condizione: la fine delle ostilità. Nel frattempo, la crisi energetica globale si intensifica, aumentando la pressione sui prezzi e sulla sicurezza degli approvvigionamenti.


FONTE: LA STAMPA



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