LA VALUTAZIONE DEI BREVETTI INTRODUZIONE
- Dott. Caglieri Simone

- Feb 18
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La valutazione economica dei brevetti ha numerose applicazioni pratiche, che dipendono dalle funzioni che il brevetto svolge e dalle complesse implicazioni giuridiche connesse alla sua tutela. Infatti tale valutazione è particolarmente rilevante in diversi casi come, a titolo esemplificativo:
- quantificazione del danno in azioni di contraffazione o concorrenza sleale (imitazione, dumping, concorrenza parassitaria);
- determinazione delle royalties nei contratti di licenza (patent licensing) o in altre forme di sfruttamento;
- definizione del canone di affitto di una società titolare di brevetti (patent company);
- iscrizione e valutazione in bilancio secondo i principi contabili applicabili;
- conferimento del brevetto, con o senza azienda;
- operazioni straordinarie (fusioni, scissioni, concambi) che coinvolgono brevetti.
Sotto il profilo della metodologia di valutazione, la stima del valore di un brevetto presenta alcune analogie con quella dei marchi. Tuttavia, esistono differenze rilevanti legate alla diversa natura giuridica dei due diritti, alla durata della tutela (massimo 20 anni per il brevetto, potenzialmente illimitata per il marchio se rinnovato) e al collegamento con altre risorse immateriali. In particolare, i brevetti sono spesso connessi a know-how, segreti industriali e investimenti in ricerca e sviluppo (R&S), mentre i marchi sono strettamente legati a spese di pubblicità, marketing e, più in generale, all’avviamento commerciale.
Sono diversi gli elementi che possono influenzare il valore di un brevetto.
In primo luogo è necessario tenere in considerazione come le innovazioni tutelate da brevetto possono essere di prodotto o di processo, le quali si distinguono in:
principali, quando presentano un elevato grado di originalità rispetto alle conoscenze precedenti;
derivate, quando rappresentano un miglioramento o un’evoluzione di soluzioni già esistenti. A sua volta, le invenzioni derivate possono assumere diverse forme:
- di perfezionamento (miglioramento di soluzioni tecniche già note);
- di traslazione (applicazione di un principio noto in un settore diverso);
- di combinazione (integrazione originale di elementi già conosciuti per ottenere un risultato nuovo e utile).
Particolare rilievo assumono le cosiddette invenzioni “concatenate”, che danno luogo a brevetti dipendenti. In questi casi, il brevetto originario può aumentare di valore grazie all’esistenza di ulteriori brevetti collegati, generando sinergie anche significative.
Anche l’estensione della tutela a livello internazionale può incrementarne sensibilmente il valore. E’ inoltre fondamentale analizzare gli aspetti tecnologici, ingegneristici e produttivi dell’invenzione, al fine di comprenderne l’effettiva capacità di generare valore.
Da quanto esposto emerge chiaramente la necessità di un approccio interdisciplinare, che integri competenze giuridiche (diritto industriale e tributario), contabili, tecnologiche e strategico-produttive, sintetizzandole in una valutazione economico-finanziaria complessiva.
In particolare, la stima del valore di un brevetto deve considerare:
a) profilo tecnologico: utilità industriale dell’invenzione e capacità di definire standard di riferimento;
b) profilo giuridico: ampiezza e solidità della tutela garantita;
c) profilo contabile: trattamento in bilancio e valorizzazione delle spese di ricerca e sviluppo;
d) profilo fiscale: effetti tributari in caso di trasferimento e tassazione delle royalties;
e) profilo strategico e produttivo: capacità di generare vantaggi competitivi, economie di scala o di esperienza;
f) profilo micro e macroeconomico: rendita monopolistica derivante dal diritto di sfruttamento, valutabile sia a livello di singola impresa sia, in ottica aggregata, lungo una filiera o all’interno di un distretto industriale.
Una corretta valutazione del brevetto richiede quindi un’analisi integrata di tutti questi elementi, al fine di determinarne il reale contributo alla creazione di valore.
Dott. Caglieri Simone






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