ORO IN CALO NONOSTANTE LA GUERRA: VOLATILITÀ E DOLLARO FORTE PESANO SUI PREZZI
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- Mar 23
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Nella quarta settimana di conflitto in Medio Oriente, il prezzo dell’oro registra una brusca correzione, sorprendendo i mercati. Il metallo prezioso è sceso sotto la soglia dei 5.000 dollari l’oncia, arrivando nella mattinata del 23 marzo a circa 4.255 dollari, con un calo fino al 10,6%, il più marcato dal 1983.
Il ribasso arriva dopo un periodo di forte crescita: a fine gennaio l’oro aveva superato per la prima volta quota 5.000 dollari, e su base annua mantiene comunque un incremento di circa il 40%. Più che un’inversione di tendenza, si tratterebbe quindi di una fase di assestamento in un contesto di elevata volatilità.
Tra i fattori che spiegano il calo spiccano il rafforzamento del dollaro, l’andamento dei tassi di interesse e le scelte delle banche centrali. La Federal Reserve ha mantenuto i tassi tra il 3,50% e il 3,75%, mentre anche la Banca Centrale Europea ha optato per una linea prudente, lasciando i tassi al 2%.
Le prospettive inflazionistiche restano incerte. Negli Stati Uniti è attesa un’inflazione al 2,7% nel 2026, mentre nell’Eurozona le stime sono state riviste al rialzo anche a causa dei rincari energetici legati al conflitto. La presidente della Bce Christine Lagarde ha indicato scenari in cui l’inflazione potrebbe salire fino al 4,4% nelle ipotesi più severe.
In questo contesto, l’oro risente anche di dinamiche tecniche e finanziarie. Come sottolineato da Johan Jooste, molti investitori stanno vendendo per fare cassa, contribuendo alla pressione ribassista.
Gli scenari restano aperti. Un eventuale allentamento della politica monetaria potrebbe sostenere una nuova risalita delle quotazioni. Al contrario, tassi elevati e dollaro forte continuerebbero a penalizzare il metallo prezioso. Allo stesso tempo, un’ulteriore escalation del conflitto potrebbe riattivare la domanda di beni rifugio.
Nel frattempo, l’instabilità globale continua a pesare sui mercati finanziari: la Borsa di Tokyo ha chiuso in forte calo, segno di un clima di incertezza che resta il principale driver delle dinamiche economiche e finanziarie.
FONTE: LA STAMPA






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