RISO, FILIERA ITALIANA SOTTO PRESSIONE: IMPORT A DAZIO ZERO E PREZZI INSOSTENIBILI
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- Feb 4
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La filiera risicola italiana è messa a dura prova da una combinazione di fattori esterni: importazioni agevolate a dazio zero, surplus globali, dollaro debole, riduzione dei costi di trasporto e impatti della crisi climatica sui produttori. L’allarme arriva dall’Airi, l’Associazione delle industrie risiere, che segnala come oltre il 60% dei consumi europei sia oggi coperto da riso importato, in gran parte senza dazi, spesso già lavorato e confezionato.
Il riso lavorato proveniente da Paesi extra Ue arriva sul mercato europeo a circa 400 euro a tonnellata, un livello incompatibile con i costi dei produttori europei, che per le stesse varietà si collocano tra 800 e 1.000 euro. In Italia, con 400 euro si acquista appena il risone, che deve poi essere trasformato e confezionato. Secondo il presidente Airi Mario Francese, il rischio è un declino lento ma strutturale del settore, se non si interviene subito sul fronte commerciale e normativo.
Il nodo principale riguarda il sistema europeo delle preferenze generalizzate, che consente l’import a dazio zero da Paesi come Cambogia e Myanmar, e l’arrivo di grandi volumi di riso già confezionato (circa 500mila tonnellate), spesso non adeguatamente tracciato dai codici doganali. Questo avviene mentre ai produttori europei sono imposti stringenti vincoli sanitari, ambientali e sociali.
Il paradosso è che la domanda cresce: negli ultimi dieci anni i consumi di riso in Europa sono aumentati del 20%, e in Italia sono saliti fino a 450mila tonnellate, spinti da nuovi stili alimentari e da prodotti salutistici. Tuttavia, la produzione europea – di cui il 55% è concentrato in Italia – rischia di non reggere la concorrenza di importazioni a basso costo. L’Italia resta un esportatore netto di riso lavorato, con un giro d’affari di circa 1,3 miliardi di euro, ma la tenuta del settore dipende sempre più da scelte politiche e commerciali a livello europeo.
FONTE: IL SOLE 24 ORE






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