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STRATEGIE PER MIGLIORARE I FLUSSI DI CASSA AZIENDALI

  • Writer: Dott. Caglieri Simone
    Dott. Caglieri Simone
  • Jul 17, 2025
  • 6 min read

La salute finanziaria di un’impresa non si misura solo dai ricavi o dal fatturato, ma dalla sua capacità di generare e gestire liquidità in modo efficiente. I flussi di cassa rappresentano il vero indicatore della sostenibilità operativa e della resilienza aziendale, soprattutto nei momenti di incertezza o crescita accelerata. Una gestione attenta e strategica della cassa consente di affrontare gli impegni quotidiani, cogliere nuove opportunità e pianificare con maggiore sicurezza. In questo testo analizzeremo alcune strategie che l’imprenditore può adottare per migliorare i flussi di cassa, con un approccio pratico e orientato ai risultati, per aiutare le imprese a rafforzare la propria stabilità e competitività nel lungo termine.


LE PRINCIPALI STRATEGIE

 

Uno degli aspetti più delicati e spesso trascurati nella gestione aziendale è il flusso di cassa operativo. Anche imprese che registrano un buon fatturato possono trovarsi in difficoltà se non riescono a convertire efficacemente i ricavi in liquidità. È per questo motivo che lavorare sul miglioramento dei flussi di cassa diventa una priorità per chi vuole garantire all’azienda stabilità finanziaria, capacità di investimento e autonomia nel prendere decisioni strategiche.

Di seguito analizziamo alcune tra le principali strategie per migliorare la gestione della cassa aziendale:

  • Gestire in modo efficiente il magazzino

Il magazzino è uno degli ambiti più influenti sul flusso di cassa, anche se a prima vista può sembrare solo una questione operativa o logistica. In realtà, rappresenta una delle principali aree in cui si annida il rischio di inefficienza finanziaria.

Per comprenderlo meglio, facciamo riferimento a un concetto chiave del Lean Management, un approccio nato in Giappone, reso celebre dal modello Toyota, che ha trasformato il modo di pensare i processi aziendali. Alla base di questa filosofia c’è un principio molto semplice: generare valore per il cliente riducendo gli sprechi. Tra questi sprechi, uno dei più evidenti è rappresentato dall’eccesso di scorte.

Accumulare prodotti finiti, materiali o semilavorati in quantità superiori al necessario comporta diversi problemi. Innanzitutto, significa immobilizzare risorse finanziarie in beni che non generano entrate. Fino a quando quel materiale non viene venduto, rimane lì, fermo, trasformandosi da potenziale ricavo in un costo. Pensiamo a un’azienda che riesce a ridurre le scorte da 120.000 € a 80.000 €: significa liberare 40.000 € di liquidità immediata, una cifra che può essere utilizzata per sostenere nuove attività, investimenti o semplicemente per migliorare la stabilità finanziaria.

Ma il costo delle scorte non si limita al loro valore. Un magazzino pieno aumenta anche i costi operativi indiretti, come:

· l’affitto (o l’eventuale ampliamento) degli spazi di stoccaggio,

· le spese assicurative e di sorveglianza,

· il tempo dedicato agli inventari e al controllo merci,

· il rischio che la merce si deteriori, scada o diventi obsoleta.

Naturalmente, questo non significa che un’azienda debba puntare a non avere scorte. Il magazzino svolge un ruolo cruciale nel garantire la continuità operativa: permette di rispettare le tempistiche di consegna, di fronteggiare richieste improvvise, di non interrompere la produzione. Il vero obiettivo è trovare un equilibrio ottimale, evitando gli eccessi ma mantenendo la capacità di rispondere alle esigenze del mercato.

Vediamo, quindi, alcune strategie che possiamo adottare per migliorare la gestione del magazzino:

-        Analizzare la rotazione delle scorte.

Una delle prime azioni da compiere è misurare con precisione quanto velocemente si muovono le scorte all’interno del magazzino. Questo si fa attraverso l’indice di rotazione delle scorte, un indicatore che mette in relazione il costo del venduto con la giacenza media.

La formula è: Costo del venduto: Giacenza media

Per interpretarlo in maniera ancora più intuitiva, è possibile calcolare i giorni medi di giacenza dividendo 365 per l’indice ottenuto.

Questo indicatore va calcolato per categoria di prodotto, così da individuare quali articoli hanno un'elevata rotazione (e quindi generano liquidità rapidamente) e quali invece tendono a rimanere a lungo in magazzino, bloccando capitale.

Indicativamente:

· Rotazione alta (8–12 volte/anno): ottima efficienza, ma attenzione al rischio di rimanere senza scorte.

· Rotazione media (4–7): buona, ma migliorabile.

· Rotazione bassa (sotto 3): indice critico. Probabile eccesso di scorte.

Per una valutazione più completa, questi valori vanno confrontati con i dati storici interni dell’azienda, ma anche con benchmark esterni, analizzando i bilanci di altre imprese simili, disponibili ad esempio tramite il Registro delle Imprese.

-        Applicare logiche Just-in-Time (JIT).

Il Just-In-Time è una strategia che mira a minimizzare le scorte, facendo arrivare materiali e beni solo nel momento in cui servono realmente. Si tratta di un approccio potente ma che richiede una grande precisione nei flussi informativi, nella pianificazione e nella collaborazione con fornitori affidabili.

Esistono diverse declinazioni del JIT: dal sistema “pull” basato sulla domanda, al JIT con magazzino di sicurezza ridotto, fino alla produzione su commessa. È una strategia che meriterebbe un approfondimento a sé, ma è importante conoscere almeno i principi base, per poter valutare dove e come applicarla nella propria azienda.

-        Svendita mirata delle giacenze invendute.

Quando ci si trova con scorte ferme da troppo tempo, è spesso più conveniente venderle anche con un margine molto ridotto (o nullo), piuttosto che continuare a sostenerne i costi di stoccaggio. L’obiettivo è trasformare le rimanenze in liquidità e liberare spazio per prodotti più performanti. Questa strategia è particolarmente utile per articoli fuori gamma, fuori moda, stagionali o che mostrano una domanda in calo strutturale.

-        Migliorare il coordinamento tra acquisti e vendite.

Uno degli errori più comuni è acquistare più del necessario “per sicurezza”, senza una reale previsione della domanda. Per evitare questa inefficienza, è importante basare gli acquisti su dati concreti, analizzando lo storico delle vendite e segmentando per linea di prodotto, stagionalità o fascia di prezzo. In questo modo, sarà possibile stimare in modo più accurato le necessità future e ridurre il rischio di sovrapproduzione.

  • Rinegoziare i tempi di pagamento con i fornitori.

Un altro strumento molto efficace per migliorare il flusso di cassa è la gestione strategica dei tempi di pagamento. In pratica, si tratta di spostare il più possibile in avanti i pagamenti ai fornitori, cercando di incassare prima di dover pagare. Questa semplice dinamica può generare liquidità, evitando di dover ricorrere a fidi o anticipi bancari.

Tra le soluzioni pratiche:

- Negoziare scadenze più lunghe (60–90 giorni) con fornitori storici e fidati.

- Offrire acquisti regolari o volumi più consistenti in cambio di maggiore flessibilità nei pagamenti.

- Valutare alternative più convenienti in termini di condizioni di cassa, anche se il prezzo unitario è leggermente più alto.

  • Ridurre i costi fissi non strategici.

I costi fissi sono spesso visti come “immodificabili”, ma una parte significativa di essi può essere razionalizzata senza intaccare la qualità o la produttività aziendale. L’obiettivo è eliminare ciò che non genera valore, ossia quelle spese che sono diventate parte della routine, ma che oggi non sono più davvero necessarie.

Come procedere:

1.      Censimento dettagliato di tutte le spese fisse mensili e annuali.

2.      Classificazione tra spese “strategiche” e “potenzialmente superflue”.

3.      Valutazione dell’impatto: ogni voce di spesa va analizzata chiedendosi se è indispensabile, se genera valore o se può essere sostituita.

4.      Benchmarking settoriale: confrontare i propri costi con quelli medi del settore è un ottimo modo per individuare inefficienze e trovare margini di miglioramento.

Questo tipo di analisi è spesso incluso nei servizi di check-up finanziario offerti dai controller aziendali, come quello disponibile sul nostro sito www.coservicefirenze.com.

  • Ottimizzare i tempi di incasso dai clienti.

Infine, ma non per importanza, occorre lavorare anche sul fronte opposto: i tempi di incasso. Ridurre i giorni medi di incasso permette di aumentare la disponibilità di cassa e ridurre il fabbisogno di credito.

Una tecnica semplice è offrire piccoli sconti per pagamenti anticipati, ad esempio 1-2% per saldi entro 10 giorni. Questa strategia, se ben calibrata, può essere più conveniente rispetto al costo di un finanziamento bancario.

Tuttavia, concedere dilazioni di pagamento ai clienti – il cosiddetto credito commerciale – è spesso necessario per essere competitivi. Il rischio è quello di esporsi a ritardi o mancati pagamenti. Per questo motivo, è fondamentale adottare una gestione strutturata del credito, che includa:

· criteri chiari per la concessione,

· monitoraggio costante,

· utilizzo di strumenti come il rating commerciale per valutare l’affidabilità dei clienti.

Su questo tema, approfondiamo metodi e strumenti nei nostri webinar, disponibili nella playlist del nostro canale YouTube.

 

CONCLUSIONI

 

Migliorare il flusso di cassa operativo non è una questione di una singola azione, ma di un insieme di decisioni intelligenti, coordinate e costantemente monitorate. Ottimizzare le scorte, negoziare meglio con fornitori e clienti, razionalizzare i costi e utilizzare strumenti di analisi e previsione sono attività che richiedono metodo, attenzione e visione strategica. Ma i benefici sono evidenti: maggiore autonomia finanziaria, minore dipendenza dal credito esterno e una solida base per la crescita futura.


Dott. Caglieri Simone


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