DISUGUAGLIANZE SOCIALI, IL NODO ITALIANO TRA CRESCITA E REDISTRIBUZIONE
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- Dec 14, 2025
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Alla fine del 2025 l’Italia continua a confrontarsi con un problema strutturale: l’aumento delle disuguaglianze sociali. Un tema antico ma ancora centrale, che evidenzia la distanza tra progresso economico e reale inclusione sociale. Secondo Elisabetta Polentini, commercialista e revisore legale, la crescita non può essere fine a se stessa, ma deve tradursi in uno sviluppo sostenibile e duraturo, capace di ridurre i divari e non di accentuarli. In questo quadro, la Costituzione affida allo Stato un ruolo attivo nel rimuovere gli ostacoli economici e sociali, attraverso politiche redistributive e di tutela dei diritti.
Le disuguaglianze italiane derivano da cause profonde e strutturali: squilibri territoriali, un mercato del lavoro frammentato, tensioni generazionali e rigidità normative. Per affrontarle servono strategie pubbliche di lungo periodo, orientate a un’economia più moderna, inclusiva e circolare, senza trascurare la sostenibilità dei conti pubblici.
Nel dibattito è stato richiamato anche il modello spagnolo, indicato da Paolo Longoni come esempio di trasformazione efficace. La Spagna, grazie a investimenti nelle energie rinnovabili, a una gestione più equilibrata dei flussi migratori e a scelte fiscali incisive, ha rafforzato la propria autonomia economica e ridotto alcune rigidità tipiche della “vecchia Europa”.
Il confronto con l’Italia mette in luce un punto critico: il Paese cresce, ma lentamente, e soprattutto la ricchezza resta concentrata. Il divario tra fasce più abbienti, ceto medio e gruppi vulnerabili continua ad ampliarsi, frenando la mobilità sociale e alimentando tensioni. Senza una redistribuzione più equa, il progresso rimane incompleto e rischia di tradursi in instabilità sociale.
FONTE: IL GIORNALE






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