FAMIGLIE ITALIANE: CALA IL POTERE D’ACQUISTO E SALE LA PRESSIONE FISCALE
Nel secondo trimestre 2026, secondo i dati Istat, il reddito disponibile delle famiglie italiane è aumentato dello 0,4%, mentre i consumi sono cresciuti dell’1,7%. L’aumento dei redditi non è quindi riuscito a compensare la crescita dei prezzi, determinando una riduzione del potere d’acquisto dello 0,9% rispetto al trimestre precedente.
A pesare è soprattutto l’inflazione, salita a settembre al 4,2% su base annua, contro il 3,3% di agosto, principalmente per il forte rincaro dei prodotti energetici legato alle tensioni geopolitiche e alle difficoltà negli approvvigionamenti.
Parallelamente, la pressione fiscale è salita al 43,5%, anche per effetto del cosiddetto fiscal drag: l’aumento nominale dei redditi dovuto all’inflazione può determinare una maggiore imposizione fiscale senza un corrispondente incremento del potere d’acquisto reale.
La propensione al risparmio delle famiglie è scesa al 6,7%, diminuendo di 1,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Sul fronte delle imprese, la quota di profitto delle società non finanziarie è diminuita al 42,1%, mentre il tasso di investimento è aumentato al 26,4%.
Migliorano alcuni indicatori dei conti pubblici: il deficit si attesta al 2% del PIL, rispetto al 2,1% dello stesso periodo del 2025, mentre il saldo primario è positivo per il 3% del PIL.
L’economia italiana continua comunque a crescere, seppure moderatamente: nel secondo trimestre il PIL è aumentato dello 0,2% sul trimestre precedente e dell’1% su base annua. Il quadro evidenzia quindi una crescita economica ancora positiva, ma accompagnata da una progressiva erosione del reddito reale delle famiglie.
FONTE: ITALIAOGGI






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