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FUGA DEI GIOVANI DALL’ITALIA: PERSI 441 MILA UNDER 35 DAL 2011

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Sep 7
2 min read

Secondo il report del CNEL “Giovani expat, come farli tornare”, tra il 2011 e il 2024 l’Italia ha perso, al netto dei rientri, 441 mila giovani tra i 18 e i 34 anni, con un saldo negativo record di oltre 61 mila persone nel solo 2024. La perdita di capitale umano viene stimata in 159,5 miliardi di euro, circa 16 miliardi l’anno.

Le principali ragioni che spingono i giovani laureati a trasferirsi all’estero sono retribuzioni più elevate, migliori prospettive di carriera, maggiore flessibilità lavorativa, minore burocrazia e migliori condizioni professionali. Tuttavia, il 63% dei giovani italiani residenti all’estero non esclude di rientrare qualora trovasse condizioni più favorevoli.

Tra i fattori decisivi per favorire il rientro figurano soprattutto stipendi più alti, considerati estremamente rilevanti dall’83% degli intervistati, e opportunità professionali coerenti con competenze e aspirazioni, importanti per l’88%. Il 79% chiede maggiore meritocrazia, il 72% migliori condizioni per la conciliazione vita-lavoro e il 75% considera positivamente eventuali incentivi economici al rientro.

Emergono anche differenze territoriali: per i giovani provenienti dal Nord il livello delle retribuzioni rappresenta una priorità maggiore, mentre quelli originari del Mezzogiorno attribuiscono relativamente più importanza a meritocrazia e stabilità occupazionale.

Quanto alle destinazioni, il 60% si trasferisce in altri Paesi dell’UE, il 27% in Paesi europei extra-UE, soprattutto Regno Unito e Svizzera, e l’8,5% in Nord America. Tra i residenti nell’UE, le principali destinazioni sono Belgio, Germania, Francia, Paesi Bassi e Spagna.

Il rapporto evidenzia infine un problema più ampio di scarsa attrattività e competitività dell’Italia: i Paesi maggiormente capaci di attirare investimenti e capitale umano tendono anche a contenere maggiormente l’emigrazione giovanile. Il fenomeno appare quindi legato non soltanto agli stipendi, ma alla qualità complessiva del sistema economico, lavorativo e istituzionale italiano.


FONTE: ITALIAOGGI



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