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GERMANIA: CRISI DEL MODELLO INDUSTRIALE E CRESCITA SEMPRE PIÙ DEBOLE

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Sep 7
2 min read

L’economia tedesca attraversa una fase di forte debolezza strutturale, caratterizzata dalla crisi simultanea di settori strategici come automotive, chimica e ingegneria, dalla crescente concorrenza cinese e dalla perdita di competitività internazionale. A luglio la produzione industriale è diminuita dell’1,1% su base mensile, mentre la manifattura ha registrato un calo dell’1,6% annuo.

Tra le principali cause figurano elevati costi energetici e del lavoro, pressione fiscale sulle imprese, burocrazia, carenza di personale qualificato e insufficienti investimenti accumulati negli ultimi decenni. La situazione mette in discussione anche il tradizionale modello del “capitalismo renano”, basato sulla collaborazione tra imprese e lavoratori, sul ruolo delle banche e su un ampio sistema di welfare. Grandi gruppi industriali stanno infatti riducendo l’occupazione o valutando delocalizzazioni.

Particolarmente rilevante è la crescente concorrenza della Cina proprio nei comparti tradizionalmente dominati dalla Germania, come automotive, elettronica e meccanica. Tra il 2021 e il 2025 le esportazioni tedesche verso la Cina sono diminuite del 20%, mentre le vendite di automobili si sono quasi dimezzate.

La Bundesbank stima che la crescita potenziale tedesca, superiore all’1% annuo nel periodo 1999-2019, possa ridursi nei prossimi anni ad appena lo 0,4% annuo. A pesare sulle prospettive è anche il declino demografico: nel 2025 le nascite sono scese a circa 650.000, il livello più basso dal 1946. Tra le possibili risposte vengono indicate una maggiore partecipazione al lavoro, l’incremento delle ore dei part-time, maggiori servizi per bambini e anziani, l’immigrazione qualificata e un possibile collegamento dell’età pensionabile all’aspettativa di vita.

Anche le prospettive di breve periodo rimangono modeste, con una crescita tedesca prevista solo marginale nel terzo trimestre, mentre l’Eurozona dovrebbe mostrare maggiore dinamismo grazie soprattutto alla Spagna e alla tenuta di Francia e Italia. Ulteriori rischi derivano dall’aumento dei prezzi dell’energia, che potrebbe comprimere il potere d’acquisto delle famiglie durante l’inverno.

Il debito pubblico tedesco ha raggiunto circa 2.800 miliardi di euro, pari al 64% del PIL, mentre aumenta significativamente la spesa per la difesa. Emblematica della trasformazione industriale è la scelta di Volkswagen di destinare alla produzione per la Difesa il sito di Osnabrück. Nonostante le difficoltà, emergono quindi alcuni segnali di adattamento delle grandi imprese tedesche al nuovo scenario economico e geopolitico mondiale.


FONTE: LA STAMPA



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