INTELLIGENZA ARTIFICIALE E HIGH-TECH: BUROCRAZIA E RITARDI DIGITALI FRENANO LA COMPETITIVITÀ ITALIANA
Intelligenza artificiale, robotica umanoide e investimenti high-tech rappresentano fattori sempre più determinanti per la competitività delle imprese italiane rispetto ai concorrenti extra-UE. Secondo il report “Sbloccare il futuro: investimenti high-tech per la competitività italiana”, realizzato da TEHA, Amazon e AWS, uno dei principali ostacoli allo sviluppo tecnologico italiano è però rappresentato dalla complessità normativa e burocratica.
L’Italia conta circa 160.000 leggi e una legge su cinque approvata nelle ultime legislature sarebbe rimasta priva dei necessari decreti attuativi. Questa situazione avrebbe contribuito a bloccare circa 3 miliardi di euro su 7 miliardi di risorse pubbliche disponibili, con conseguenze negative anche sulla capacità di attrarre investimenti privati.
Il problema assume particolare rilevanza nel settore dei data center. Per il triennio 2026-2028 gli operatori privati sarebbero disponibili a investire circa 25 miliardi di euro, tre volte gli stanziamenti del triennio precedente. Tuttavia, i lunghi iter autorizzativi e l’incertezza normativa rischiano di frenare la realizzazione degli investimenti, come già accaduto in passato.
Anche la regolamentazione dell’intelligenza artificiale rappresenta un elemento critico: il 68% delle imprese europee dichiara di non comprendere pienamente gli obblighi derivanti dall’AI Act. Le aziende che percepiscono maggiore incertezza normativa prevedono inoltre investimenti in IA inferiori del 28% nei successivi dodici mesi. Da qui la necessità di norme europee e nazionali più chiare, coordinate e prevedibili.
Il ritardo italiano è evidente anche sul fronte della digitalizzazione: soltanto il 7,9% delle imprese italiane presenta un livello di intensità digitale molto elevato, contro il 10,1% della media europea. Gli investimenti nei settori ad alta tecnologia rappresentano inoltre appena l’1,3% del PIL italiano, rispetto all’1,9% dell’UE.
Particolarmente ampio è il divario legato alle dimensioni aziendali: nel 2025 presentava un’intensità digitale alta o molto alta l’82% delle grandi imprese, il 61% delle medie e appena il 34% delle piccole imprese. Proprio le PMI potrebbero beneficiare maggiormente degli investimenti high-tech, accedendo a infrastrutture e tecnologie avanzate senza doverne sostenere integralmente i costi iniziali.
FONTE: ITALIAOGGI






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