LA VALUTAZIONE DEI BREVETTI: METODI COMPARATIVI FONDATI SUI DATI DI MERCATO
- Dott. Caglieri Simone

- Mar 16
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I metodi comparativi nella valutazione dei brevetti fondano la determinazione del valore su un approccio di tipo market oriented, assumendo come riferimento i prezzi effettivamente negoziati in operazioni aventi ad oggetto beni immateriali analoghi. La logica sottostante è che il mercato, attraverso le transazioni concluse tra parti indipendenti, esprima un valore ritenuto congruo per determinate categorie di asset; tale valore può quindi costituire un parametro di riferimento per la stima di un brevetto con caratteristiche simili.
Affinché il metodo sia applicabile in modo attendibile, è necessario disporre di un numero adeguato di operazioni comparabili, relative a beni omogenei sotto il profilo tecnologico, economico e giuridico. Le transazioni considerate devono inoltre essere state concluse in condizioni ordinarie di mercato, senza la presenza di fattori straordinari – quali situazioni di urgenza, rapporti infragruppo o condizioni negoziali anomale – che possano aver inciso sul prezzo di trasferimento.
Una volta raccolti e analizzati i dati, il valore del brevetto oggetto di stima viene determinato per analogia, trasferendo al caso specifico le evidenze emerse dalle operazioni osservate.
Perché l’approccio comparativo possa essere effettivamente implementato, occorre che:
esista un mercato sufficientemente attivo, in cui si registrino scambi frequenti di beni comparabili;
le condizioni delle transazioni analizzate siano assimilabili a quelle ipotizzate per la valutazione in esame;
le informazioni sui prezzi e sulle caratteristiche delle operazioni siano accessibili e verificabili.
Vediamo di seguito i singoli metodi comparativi:
Metodo dell’asta.
Il metodo dell’asta, di tradizione prevalentemente anglosassone, si basa sull’ipotesi che il valore di un brevetto possa essere stimato facendo riferimento al prezzo che lo stesso potrebbe raggiungere in una procedura competitiva di vendita, quale un’asta pubblica.
In questo contesto, il valore emerge dall’interazione tra domanda e offerta: il prezzo finale riflette la disponibilità a pagare degli operatori interessati, tenuto conto delle aspettative di sfruttamento economico del bene. L’approccio risulta particolarmente significativo nei casi in cui il brevetto presenti un interesse strategico per più potenziali acquirenti, generando una dinamica competitiva idonea a esprimere un prezzo di mercato rappresentativo.
Comparable Market Value.
Il metodo del Comparable Market Value consiste nell’attribuire al brevetto un valore corrispondente a quello registrato in una o più transazioni riguardanti brevetti simili, già scambiati sul mercato. L’analisi si concentra sulla comparabilità sotto diversi profili: ambito tecnologico, stadio di sviluppo, durata residua della protezione, area geografica di validità e potenziale applicativo.
Il principale punto di forza di questo metodo risiede nella sua immediatezza concettuale e nella presunta oggettività del risultato: il valore deriva infatti da dati reali di mercato e non da stime meramente teoriche. Tuttavia, nella prassi, l’applicazione concreta presenta significative difficoltà.
In primo luogo, le informazioni relative alle cessioni di singoli brevetti sono raramente rese pubbliche, poiché spesso coperte da clausole di riservatezza. Più frequenti sono i casi di trasferimento di portafogli brevettuali nell’ambito di operazioni straordinarie, come acquisizioni societarie. In tali circostanze, però, risulta complesso isolare il valore attribuibile al singolo brevetto, in quanto il corrispettivo complessivo dell’operazione include ulteriori componenti immateriali e confluisce generalmente nell’avviamento (goodwill).
Un’ulteriore criticità deriva dalla natura stessa del bene oggetto di valutazione. Ogni brevetto, per definizione, tutela una soluzione tecnica specifica e presenta caratteristiche uniche. Di conseguenza, individuare un bene effettivamente comparabile sotto tutti i profili rilevanti può risultare problematico e, talvolta, concettualmente contraddittorio.
Relief from Royalty o metodo dell’attualizzazione delle royalties presunte.
Un metodo empirico di agevole applicazione per la valutazione dei brevetti è quello fondato sulla determinazione delle “royalties presunte”, ossia dei canoni che il titolare del brevetto richiederebbe per concederne in licenza lo sfruttamento a terzi. Tale approccio è noto anche come metodo del “prezzo di consenso” o relief-from-royalty method.
Esso si basa sull’idea che il valore di un brevetto possa essere determinato stimando il beneficio economico derivante dal possesso diretto del bene, quantificato come costo evitato. In particolare, il valore corrisponde alle royalty che l’impresa dovrebbe sostenere qualora non fosse proprietaria del brevetto e fosse costretta a ottenerne la licenza da un soggetto terzo.
Questo metodo risulta particolarmente indicato quando l’obiettivo è stimare il valore di scambio del brevetto, ovvero il valore che potrebbe emergere in una potenziale transazione tra soggetti indipendenti.
L’approccio parte dunque dall’ipotesi teorica che l’impresa utilizzi il bene immateriale in virtù di un contratto di licenza. In tale scenario, essa sarebbe tenuta a corrispondere una royalty periodica, generalmente parametrata ai ricavi generati dai prodotti che incorporano la tecnologia brevettata. Il procedimento valutativo consiste nel determinare l’ammontare delle royalty ipotetiche lungo l’intero periodo di utilizzo del brevetto e nell’attualizzare i relativi flussi di cassa mediante un appropriato tasso di sconto, coerente con il profilo di rischio dell’attività. L’attualizzazione dei flussi di royalties viene generalmente effettuata su un orizzonte temporale di almeno 5–7 anni (comunque proporzionata alla vita utile del brevetto), e comunque non oltre la durata residua di validità del brevetto. Un riferimento normativo in materia è rappresentato dalla Circolare ministeriale 22 settembre 1980, n. 9/2267 (“Prezzo di trasferimento e valore normale nella determinazione dei redditi di imprese assoggettate a controllo estero”), la quale, al Capitolo V dedicato ai beni immateriali, indica come congrui canoni fino al 5% del fatturato.
Tale percentuale non ha carattere rigido, ma può variare entro un intervallo minimo e massimo in funzione delle caratteristiche specifiche del brevetto e del contesto economico di riferimento. È pertanto necessario individuare un adeguato benchmark di mercato, considerando il settore di attività, la posizione competitiva dell’impresa e le prassi applicate in operazioni comparabili.
La somma dei flussi attualizzati rappresenta il valore attribuibile alla componente immateriale.
L’applicazione del metodo si articola in diverse fasi:
a) identificazione dei prodotti che beneficiano dell’utilizzo del brevetto;
b) individuazione dei diritti di proprietà intellettuale che incidono su tali prodotti;
c) determinazione di un tasso di royalty coerente con il settore e con le caratteristiche della tecnologia;
d) stima dei ricavi futuri attesi;
e) definizione dell’orizzonte temporale di sfruttamento economico;
f) scelta del tasso di attualizzazione idoneo a riflettere il rischio dei flussi stimati.
Parte delle informazioni necessarie può essere reperita internamente, attraverso l’analisi del piano industriale, che fornisce indicazioni sulla vita utile del prodotto e sulle previsioni di fatturato, nonché mediante la documentazione tecnica che consente di associare specifici brevetti ai prodotti commercializzati.
Più complessa risulta la determinazione del tasso di royalty. Questo può essere individuato facendo riferimento a transazioni comparabili note o a valori medi di settore. Spesso le imprese si avvalgono di consulenti specializzati o di banche dati dedicate, che raccolgono informazioni su accordi di licenza precedentemente stipulati. Nonostante ciò, la disponibilità di dati rimane concentrata in determinati comparti, quali quello chimico e farmaceutico.
Il metodo presenta il vantaggio di una struttura relativamente semplice e di un ampio riconoscimento da parte dei revisori, oltre a garantire un collegamento diretto tra il valore stimato e la capacità del brevetto di generare ricavi. Tuttavia, la sua efficacia è maggiore in settori caratterizzati da cicli di vita lunghi e flussi reddituali stabili e prevedibili. In ambiti ad elevata innovazione e rapida obsolescenza tecnologica, come quello elettronico, la stima della vita utile residua e dei ricavi futuri risulta più incerta, riducendo l’affidabilità complessiva del modello. Anche il reperimento di un numero significativo di tassi di royalty effettivamente comparabili può rappresentare un limite applicativo non trascurabile.
Dott. Caglieri Simone






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