LA VALUTAZIONE DEI BREVETTI: METODI DELL'ATTUALIZZAZIONE DEI REDDITI E DEI FLUSSI DI CASSA
- Dott. Caglieri Simone

- Mar 15
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I metodi di valutazione basati sui profitti stimano il valore di un bene considerando i costi sostenuti e i ricavi che l’impresa prevede di ottenere grazie al suo utilizzo. Una delle principali difficoltà di questi approcci consiste nell’identificare con precisione i flussi finanziari e reddituali attribuibili all’asset analizzato su un orizzonte temporale lungo.
Attraverso tali metodi è possibile determinare il valore di una tecnologia brevettata sulla base dei profitti futuri attesi derivanti dal suo sfruttamento economico. Nel caso dei brevetti, la valutazione può essere effettuata in riferimento a due modalità principali di utilizzo dell’innovazione protetta: l’impiego diretto da parte del titolare oppure la concessione a terzi del diritto di utilizzo tramite contratti di licenza. Nel primo caso il valore viene stimato partendo dai flussi di cassa generati dalla vendita dei prodotti che incorporano la tecnologia brevettata; nel secondo caso, invece, si considerano i ricavi previsti derivanti dalla concessione delle licenze.
I metodi basati sui profitti mirano quindi a determinare il valore attuale della tecnologia attraverso la capitalizzazione dei flussi economici e finanziari futuri, tenendo conto di tre elementi fondamentali:
- i flussi di cassa e reddituali generati dall’utilizzo della tecnologia protetta;
- la durata prevista di tali flussi nel tempo;
- il tasso di sconto applicato, che può includere anche un premio per il rischio legato al livello di sviluppo della tecnologia e alla rischiosità del settore in cui essa viene impiegata.
Un limite di questi metodi è rappresentato dalla difficoltà di definire con precisione i parametri su cui si basano. Inoltre, tali approcci tendono a non considerare adeguatamente la flessibilità strategica associata al processo di commercializzazione della nuova tecnologia. È infatti necessario tenere conto delle possibili evoluzioni del modello di business e dei nuovi scenari che potrebbero emergere successivamente alla fase di valutazione, i quali potrebbero generare opportunità di redditività significativa per chi utilizza la tecnologia protetta.
Per superare queste criticità e consentire analisi più complete e accurate, sono stati sviluppati metodi più strutturati, come l’albero delle decisioni e il metodo delle opzioni reali. Questi strumenti permettono di considerare non solo gli scenari ritenuti più probabili al momento della valutazione, ma anche le diverse possibilità che potrebbero concretizzarsi nel tempo.
Entrando nello specifico del metodo di attualizzazione dei redditi e dei flussi di cassa, concentriamo ora la nostra attenzione sul metodo del Discounted Cash Flow.
Il metodo dei flussi di cassa attualizzati (Discounted Cash Flow – DCF) è uno degli approcci più diffusi a livello internazionale per la valutazione delle tecnologie che hanno già raggiunto una fase di commercializzazione o uno stadio avanzato di sviluppo, situazioni nelle quali è possibile formulare previsioni di mercato sufficientemente affidabili.
Questo metodo si fonda sulla pianificazione dettagliata dello sviluppo dell’iniziativa industriale, stimando i ricavi futuri e i costi previsti lungo un orizzonte temporale spesso esteso, generalmente coincidente con la vita utile del brevetto. In tale modello, le eventuali opportunità di sviluppo futuro vengono considerate solo se integrate nel piano industriale di base. Il piano, di natura sostanzialmente “statica”, prevede quindi l’attualizzazione dei flussi di cassa futuri mediante l’applicazione di un opportuno tasso di sconto, che tenga conto anche del livello di rischio associato al progetto.
Tra i principali vantaggi di questo metodo vi è il fatto che si tratta di un modello ampiamente conosciuto e utilizzato dalle imprese per valutare la convenienza economica dei progetti prima della loro realizzazione. Inoltre, esso consente di stabilire un collegamento diretto tra il valore del bene e i flussi di cassa che esso è in grado di generare.
D’altra parte, una delle principali criticità di questo approccio riguarda la difficoltà di identificare con precisione il flusso finanziario attribuibile esclusivamente allo specifico asset immateriale oggetto di valutazione. L’ammontare dei profitti, infatti, è influenzato da numerosi fattori, tra cui le politiche di marketing, le strategie fiscali e le scelte strategiche adottate per la commercializzazione dell’innovazione. Inoltre, risulta particolarmente complesso prevedere con certezza la domanda di mercato per un prodotto che incorpora una tecnologia innovativa e originale, soprattutto quando le stime si basano sul confronto con prodotti soltanto “simili” già presenti sul mercato.
Per queste ragioni, il metodo dei flussi di cassa attualizzati è generalmente applicabile in modo più efficace ai brevetti che sono già utilizzati in prodotti effettivamente commercializzati.
A fianco del metodo dei flussi di cassa attualizzati, nell’ambito dei metodi basati sui profitti rientra anche la metodologia reddituale, che si fonda sulla capacità dell’asset immateriale di generare redditi futuri per l’impresa. In questo caso il valore del brevetto viene determinato attraverso l’attualizzazione dei redditi economici che possono essere attribuiti al suo utilizzo nel tempo.
Il principio alla base di tale approccio è che il valore di un bene intangibile corrisponda al valore attuale dei benefici economici futuri che esso è in grado di produrre. Nel caso dei brevetti, tali benefici si manifestano generalmente sotto forma di redditi operativi incrementali, derivanti dall’introduzione sul mercato di prodotti o processi produttivi che incorporano la tecnologia protetta. L’analisi richiede quindi di individuare quale quota di redditività possa essere ragionevolmente attribuita al brevetto, distinguendola da quella generata da altri fattori aziendali, quali le strategie commerciali, la capacità organizzativa o il posizionamento del marchio.
Nella prassi valutativa il reddito preso in considerazione è normalmente il reddito operativo attribuibile al brevetto, stimato come differenza tra i risultati economici ottenibili nello scenario in cui la tecnologia brevettata venga utilizzata e quelli che si otterrebbero in assenza della stessa. Tale reddito può essere determinato partendo dal margine operativo dell’attività interessata, come il Margine Operativo Lordo (MOL), che rappresenta una misura della redditività operativa prima degli ammortamenti, degli oneri finanziari e delle imposte. Tuttavia, il MOL viene spesso utilizzato solo come base di partenza, poiché nella valutazione degli asset immateriali è generalmente preferibile considerare indicatori che riflettano con maggiore precisione il contributo economico dell’innovazione, come il reddito operativo (EBIT) o il reddito operativo netto dopo le imposte (NOPAT).
Una volta individuato il reddito attribuibile al brevetto, questo viene proiettato lungo l’orizzonte temporale della vita economica della tecnologia e successivamente attualizzato mediante un tasso di sconto che tenga conto del rischio associato al progetto, del grado di maturità della tecnologia e delle condizioni competitive del settore di riferimento. Il risultato di tale processo consente di stimare il valore economico del brevetto sulla base della sua effettiva capacità di contribuire alla redditività futura dell’impresa.
Anche in questo caso, tuttavia, permangono alcune criticità legate principalmente alla difficoltà di isolare con precisione la quota di reddito effettivamente attribuibile al brevetto rispetto agli altri fattori produttivi e alle strategie aziendali che influenzano i risultati economici complessivi. Nonostante tali limiti, la metodologia reddituale rappresenta uno strumento particolarmente utile quando l’innovazione è già integrata nel processo produttivo o nella commercializzazione dei prodotti, consentendo di stimare il valore dell’asset immateriale in relazione al contributo economico che esso apporta all’attività d’impresa.
Dott. Caglieri Simone






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