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OCCUPAZIONE IN CRESCITA A GENNAIO 2026, DISOCCUPAZIONE AL 5,1%

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  • Mar 4
  • 2 min read

A gennaio 2026 gli occupati in Italia hanno raggiunto quota 24 milioni e 181mila, in aumento di circa 80mila unità rispetto al mese precedente (+0,3%). La crescita ha riguardato sia i lavoratori dipendenti – permanenti e a termine – sia gli autonomi, mentre l’unica fascia in controtendenza è quella dei giovani tra i 15 e i 24 anni.

Secondo i dati diffusi dall’Istat, il tasso di occupazione sale al 62,6% (+0,2 punti), mentre quello di disoccupazione scende al 5,1% (-0,4 punti), con la disoccupazione giovanile in calo al 18,9% (-1,9 punti). Il tasso di inattività si attesta invece al 33,9% (+0,1 punti).

Il calo dei disoccupati è significativo: quasi 100mila persone in meno rispetto al mese precedente (-7,1%), con una diminuzione diffusa tra uomini, donne e tutte le classi d’età. Parallelamente cresce leggermente il numero degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+0,3%), con un aumento tra le donne e tra i giovani, mentre cala tra i 25 e i 49 anni e resta stabile tra gli over 50.

Nel confronto trimestrale, tra novembre 2025 e gennaio 2026 gli occupati sono aumentati di 23mila unità rispetto al trimestre precedente. Nello stesso periodo diminuiscono le persone in cerca di lavoro (-125mila) e aumentano gli inattivi (+116mila).

Su base annua, rispetto a gennaio 2025, l’occupazione cresce dello 0,3% (+70mila unità), con un incremento concentrato tra le donne e tra gli over 50. Il numero dei disoccupati cala invece del 22,7% (-384mila persone), mentre gli inattivi aumentano del 2,6% (+322mila).

Secondo l’Ufficio Studi di Confcommercio, l’avvio del 2026 appare positivo: l’aumento degli occupati registrato a gennaio è il più forte dall’aprile 2024 e il tasso di disoccupazione rappresenta il minimo storico nelle serie mensili. Restano però alcune criticità, tra cui la riduzione della partecipazione femminile al lavoro – scesa dal 57,9% al 57% in un anno – e l’aumento degli inattivi tra i giovani, legato sia a percorsi formativi sia a possibili fenomeni di scoraggiamento. Per sostenere una crescita stabile dell’economia tra l’1,5% e il 2%, secondo Confcommercio sarà necessario intervenire su questi nodi strutturali.


FONTE: ITALIAOGGI



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