PIÙ COMPETENZE STEM CHE LAVORO: L’ALLARME DEL FMI SULL’ITALIA
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- Feb 16
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In Italia le competenze tecnico-scientifiche crescono più rapidamente della domanda di lavoro qualificato. È quanto emerge dall’ultimo report del Fondo Monetario Internazionale, che analizza l’impatto dell’intelligenza artificiale sul mercato del lavoro.
Secondo il rapporto, il vero nodo è l’accumulo di competenze: nei settori IT, sanitario e manageriale vengono richieste capacità sempre più avanzate rispetto al passato, una tendenza comune alle economie avanzate e, seppur in misura minore, anche a quelle emergenti. Tuttavia, in Italia si registra uno squilibrio: i talenti con competenze STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) aumentano, ma le imprese non riescono ad assorbirli pienamente. Inoltre, chi è già occupato spesso non riceve un’adeguata formazione interna per aggiornare le proprie competenze.
Il Fondo ha elaborato uno “Skill Squilice Index” per misurare il disallineamento tra competenze disponibili e domanda di lavoro. I Paesi analizzati si dividono in due gruppi:
Paesi con forte domanda ma scarsa offerta di competenze (come Brasile, Messico e Svezia), che devono investire maggiormente in istruzione e formazione STEM.
Paesi con talento disponibile ma domanda insufficiente, tra cui Australia, Irlanda, Polonia e – in misura più contenuta – l’Italia.
Nel caso italiano, il problema non è tanto l’eccesso di capitale umano altamente qualificato, quanto la difficoltà del sistema produttivo nel valorizzare e integrare le competenze che stanno emergendo. In altre parole, quel poco di talento STEM che il Paese riesce a sviluppare fatica a trovare sbocchi adeguati.
Il report sottolinea che l’intelligenza artificiale, se utilizzata correttamente, potrebbe rappresentare una risposta anche alla crisi demografica italiana. Con meno giovani nel mercato del lavoro, la produttività dovrà necessariamente aumentare: l’AI può contribuire a colmare questo divario, come già accaduto con precedenti innovazioni tecnologiche.
La sfida per l’Italia non è solo formare nuove competenze, ma creare un ecosistema capace di stimolare innovazione, investimenti e assorbimento dei talenti, trasformando l’intelligenza artificiale in un moltiplicatore di crescita e non in un’occasione mancata.
FONTE: ITALIAOGGI






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