RIDER TRA PAGHE MINIME E LUNGHE ORE: L’INCHIESTA SU GLOVO ACCENDE I RIFLETTORI SUL CAPORALATO DIGITALE
L’inchiesta della Procura di Milano che ha portato al commissariamento di Glovo, attraverso la controllata Foodinho, mette in luce condizioni di lavoro estremamente critiche per molti rider: turni fino a 10-12 ore al giorno, anche sette giorni su sette, per guadagni che spesso non superano i 1.000 euro mensili.
Le testimonianze raccolte dai Carabinieri del Gruppo tutela del lavoro descrivono una situazione di forte vulnerabilità sociale e contrattuale, soprattutto tra lavoratori giovani (in prevalenza under 40), in larga parte immigrati. I compensi per singola consegna variano mediamente tra 2 e 4 euro lordi, con casi documentati di pagamenti inferiori ai 3 euro per percorsi di diversi chilometri, anche in condizioni meteo avverse.
Secondo i dati di Assodelivery, in Italia operano circa 30 mila rider, spesso inquadrati come lavoratori autonomi (collaborazioni occasionali o partite Iva). L’indagine del Nidil-Cgil evidenzia che per il 76% degli intervistati il food delivery rappresenta la principale fonte di reddito. Oltre la metà lavora per più piattaforme, tra cui Deliveroo e Just Eat.
Un elemento critico è il cosiddetto “tempo non pagato”: le attese nei ristoranti (spesso 10-20 minuti) e i tempi di spostamento non sono retribuiti separatamente. Inoltre, i costi vivi – carburante, manutenzione, telefono – possono superare i 200 euro mensili, erodendo ulteriormente compensi già bassi. Il 66% percorre oltre 40 km al giorno, mentre più di un terzo denuncia il furto del mezzo di lavoro.
Il quadro che emerge è quello di un modello di lavoro fortemente precarizzato, in cui algoritmi e piattaforme digitali regolano tempi e compensi, lasciando ai lavoratori gran parte dei rischi economici.
FONTE: LA STAMPA






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