RIDER TRA PAGHE MINIME E LUNGHE ORE: L’INCHIESTA SU GLOVO ACCENDE I RIFLETTORI SUL CAPORALATO DIGITALE
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- Feb 10
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L’inchiesta della Procura di Milano che ha portato al commissariamento di Glovo, attraverso la controllata Foodinho, mette in luce condizioni di lavoro estremamente critiche per molti rider: turni fino a 10-12 ore al giorno, anche sette giorni su sette, per guadagni che spesso non superano i 1.000 euro mensili.
Le testimonianze raccolte dai Carabinieri del Gruppo tutela del lavoro descrivono una situazione di forte vulnerabilità sociale e contrattuale, soprattutto tra lavoratori giovani (in prevalenza under 40), in larga parte immigrati. I compensi per singola consegna variano mediamente tra 2 e 4 euro lordi, con casi documentati di pagamenti inferiori ai 3 euro per percorsi di diversi chilometri, anche in condizioni meteo avverse.
Secondo i dati di Assodelivery, in Italia operano circa 30 mila rider, spesso inquadrati come lavoratori autonomi (collaborazioni occasionali o partite Iva). L’indagine del Nidil-Cgil evidenzia che per il 76% degli intervistati il food delivery rappresenta la principale fonte di reddito. Oltre la metà lavora per più piattaforme, tra cui Deliveroo e Just Eat.
Un elemento critico è il cosiddetto “tempo non pagato”: le attese nei ristoranti (spesso 10-20 minuti) e i tempi di spostamento non sono retribuiti separatamente. Inoltre, i costi vivi – carburante, manutenzione, telefono – possono superare i 200 euro mensili, erodendo ulteriormente compensi già bassi. Il 66% percorre oltre 40 km al giorno, mentre più di un terzo denuncia il furto del mezzo di lavoro.
Il quadro che emerge è quello di un modello di lavoro fortemente precarizzato, in cui algoritmi e piattaforme digitali regolano tempi e compensi, lasciando ai lavoratori gran parte dei rischi economici.
FONTE: LA STAMPA






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