UE–MERCOSUR, FIRMATO LO STORICO ACCORDO DI LIBERO SCAMBIO DOPO 26 ANNI DI NEGOZIATI
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La firma è arrivata ad Asunción, capitale del Paraguay, al termine di un negoziato durato ventisei anni. L’Unione europea e i Paesi del Mercosur hanno siglato l’accordo di libero scambio che mette in relazione due blocchi da oltre 700 milioni di consumatori complessivi, dando vita a uno dei più grandi spazi commerciali al mondo. A sottoscrivere l’intesa sono stati la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e il presidente di turno dell’alleanza sudamericana, il paraguayano Santiago Peña.
Secondo Bruxelles, l’accordo ha una valenza non solo economica ma anche strategica. Von der Leyen ha sottolineato che l’intesa «invia un segnale forte al mondo», perché l’Europa «sceglie il commercio equo al posto dei dazi» e punta su una «partnership produttiva e di lungo periodo».
L’accordo prevede l’eliminazione progressiva dei dazi sul 91% dell’export europeo verso Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay e sul 92% delle esportazioni del Mercosur dirette verso l’Unione europea. I risparmi stimati per le imprese Ue superano i 4 miliardi di dollari l’anno.
Per l’Italia il potenziale è significativo: gli scambi con i Paesi sudamericani valgono circa 16,4 miliardi di euro e riguardano settori chiave come macchinari, chimica, farmaceutica, acciaio e apparecchiature elettriche, oggi soggetti a dazi che arrivano fino al 20%. Tra i beneficiari figura anche l’agroalimentare di qualità, grazie alla tutela di 57 indicazioni geografiche italiane, tra cui Parmigiano Reggiano, Prosciutto di Parma, Prosecco e Aceto balsamico di Modena.
Accanto all’entusiasmo istituzionale, cresce però la contestazione del mondo agricolo. Coldiretti considera l’intesa penalizzante per i produttori europei e teme una concorrenza al ribasso sugli standard ambientali e sanitari. È annunciata per martedì una mobilitazione a Strasburgo davanti al Parlamento europeo, con l’obiettivo di bloccare la ratifica di un accordo giudicato punitivo soprattutto per gli agricoltori francesi e italiani.
FONTE: IL GIORNALE






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