CONFLITTO USA-IRAN: PETROLIO VICINO AI 100 DOLLARI E MERCATI SOTTO PRESSIONE
Il conflitto tra Stati Uniti e Iran, giunto al settimo mese, continua ad alimentare l’incertezza sui mercati finanziari internazionali. Le principali Borse hanno registrato una seduta debole: il Ftse Mib ha perso lo 0,1%, il Nikkei l’1,7%, mentre anche Wall Street ha aperto in calo.
La principale fonte di tensione è rappresentata dall’aumento dei prezzi dell’energia. Il Brent ha sfiorato i 100 dollari al barile, con una crescita del 60% su base annua, spinto dagli attacchi degli Houthi alle infrastrutture saudite, dalla sospensione di alcuni siti estrattivi e dai raid iraniani sulla raffineria di Jazan, che ha una capacità di circa 400 mila barili al giorno.
Le tensioni nello Stretto di Hormuz, fondamentale per il commercio energetico mondiale, stanno incidendo anche sul gas: le quotazioni europee hanno superato i 77 euro per megawattora, in aumento del 4% e ai livelli più elevati da gennaio 2023.
L’aumento dei costi energetici sta provocando una rotazione degli investimenti sui mercati azionari. I settori maggiormente dipendenti dall’energia e dalle materie prime subiscono pressioni sui costi, mentre il comparto energetico beneficia dell’aumento delle quotazioni di petrolio e gas. Negli Stati Uniti avanzano società come Occidental Petroleum e Marathon Petroleum, mentre a Milano Eni ha guadagnato l’1,2% e Avio circa l’1%. Accanto all’energia, continua a mostrare particolare forza anche il settore dell’intelligenza artificiale.
FONTE: IL GIORNALE






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