PHISHING, LA CASSAZIONE: LEGITTIMO IL LICENZIAMENTO SE C’È NEGLIGENZA
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- Mar 23
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Con l’ordinanza n. 3263 del 13 febbraio, la Corte di cassazione ha stabilito che può essere legittimo il licenziamento di un dipendente che, pur essendo vittima di una truffa informatica, provochi un danno economico all’azienda.
Il caso riguardava un’addetta alla contabilità che aveva disposto un pagamento sulla base di una email apparentemente inviata dal presidente della società, rivelatasi poi un tentativo di phishing. L’operazione aveva causato una perdita patrimoniale per l’impresa, portando al licenziamento della lavoratrice.
Secondo i giudici, l’errore non è automaticamente giustificabile: anche in presenza di una truffa, il dipendente è tenuto a svolgere le proprie mansioni con il livello di diligenza richiesto dal ruolo e dal contesto operativo. Questo obbligo non viene meno neppure quando il lavoratore sia stato tratto in inganno.
La Cassazione ha quindi tracciato un principio chiaro: la vittima di phishing può essere comunque responsabile se non ha adottato le cautele necessarie, soprattutto in ambiti sensibili come la gestione dei pagamenti.
La decisione rafforza l’attenzione sulla sicurezza informatica nelle aziende e sottolinea come la formazione e i controlli interni siano fondamentali, ma anche come la responsabilità individuale resti centrale nella prevenzione degli errori.
FONTE: IL SOLE 24 ORE






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