GUERRA E RISCHI PER L’ECONOMIA: TRA CRESCITA DEBOLE E POSSIBILE RECESSIONE
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- Mar 25
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La guerra in Medio Oriente apre scenari incerti per l’economia italiana. Secondo le stime del Centro Studi di Confindustria, il 2026 potrebbe oscillare tra crescita debole, stagnazione e persino recessione, a seconda della durata del conflitto.
Nello scenario base, con una guerra limitata al primo trimestre, il Pil italiano crescerebbe dello 0,5%, già rivisto al ribasso rispetto alle previsioni precedenti. Se invece il conflitto si prolungasse fino al secondo trimestre, si entrerebbe in una fase di stagnazione. Nel caso più critico, con tensioni estese fino alla fine dell’anno, l’Italia rischierebbe la recessione.
A pesare è soprattutto l’aumento dei prezzi energetici, che alimenta l’inflazione. Per il 2026 è previsto un picco vicino al 3%, con una media del 2,5%, in aumento rispetto alle stime precedenti. Un livello superiore al target del 2% fissato dalla Banca Centrale Europea, che potrebbe condizionare le politiche monetarie.
L’impatto sui consumi è significativo: il rialzo dei prezzi riduce il potere d’acquisto delle famiglie e aumenta la propensione al risparmio, con effetti negativi sulla domanda interna.
Non mancano però possibili leve di rilancio. Il rapporto evidenzia come un incremento della spesa per la difesa, se orientato agli investimenti e integrato con il sistema produttivo, potrebbe rappresentare uno stimolo per la crescita. L’obiettivo, fissato in ambito NATO, è portare la spesa dal 1,5% al 3,5% del Pil entro il 2035.
Se ben implementato, questo aumento potrebbe generare effetti positivi sull’economia, con un incremento della produttività stimato fino al +3% rispetto a uno scenario senza investimenti, oltre a benefici su occupazione, entrate fiscali e rapporto deficit/Pil.
In un contesto globale instabile, il quadro resta fragile: molto dipenderà dalla durata del conflitto e dalla capacità di trasformare le criticità in opportunità di rilancio strutturale.
FONTE: ITALIAOGGI






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