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LICENZIAMENTO PER GIUSTA CAUSA: RILEVANTE IL VOCALE WHATSAPP LESIVO

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  • Apr 2
  • 1 min read

Con l’ordinanza n. 7982/2026, la Corte di cassazione torna a pronunciarsi su un tema centrale nel diritto del lavoro: i limiti della libertà di espressione del lavoratore e la tutela del vincolo fiduciario.

Il caso riguarda una dipendente che aveva inviato un messaggio vocale tramite WhatsApp contenente critiche all’organizzazione aziendale, accompagnate da espressioni offensive nei confronti di colleghi e superiori. Nel messaggio, inoltre, venivano suggerite modalità concrete per eludere i controlli interni.

Secondo la Suprema Corte, tali comportamenti integrano una giusta causa di licenziamento, in quanto risultano gravemente lesivi degli interessi del datore di lavoro e idonei a compromettere il rapporto fiduciario.

I giudici chiariscono inoltre che la natura “chiusa” dello strumento utilizzato – come una chat privata o un gruppo ristretto – non è sufficiente a escludere la rilevanza disciplinare della condotta, soprattutto quando le dichiarazioni sono consapevolmente diffuse a più soggetti e presentano un contenuto oggettivamente lesivo.

La decisione conferma un orientamento rigoroso: anche le comunicazioni digitali, se offensive o dannose per l’azienda, possono avere conseguenze disciplinari fino al licenziamento.


FONTE: IL SOLE 24 ORE



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